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Home - Approfondimenti - La nota - Tornano in piazza le tute blu, per uno sciopero che sarà generale e “politico”

Tornano in piazza le tute blu, per uno sciopero che sarà generale e “politico”

2 Maggio 2019
in La nota

Venerdì 14 giugno, i metalmeccanici faranno uno sciopero generale con tre manifestazioni interregionali. Manifestazioni che si terranno, rispettivamente, a Milano, quella del Nord, a Firenze, quella del Centro, e a Napoli, quella del Sud.

Ad annunciarlo alla stampa, sono stati oggi, a Roma, i segretari generali dei tre maggiori sindacati della categoria: Marco Bentivogli della Fim-Cisl, Francesca Re David della Fiom-Cgil e Rocco Palombella, della Uilm-Uil. La conferenza stampa si è svolta, a fine mattinata, presso il cosiddetto auditorium di via Rieti, la sala ove si era tenuta, nelle ore precedenti, una riunione unitaria degli Esecutivi nazionali dei tre sindacati. Riunione che, a sua volta, era stata convocata ad hoc, ovvero proprio per varare questa, per certi aspetti inconsueta, iniziativa di lotta.

Perché abbiamo detto, se ci consentite l’autocitazione, “per certi aspetti inconsueta”? Per diversi motivi. Innanzitutto, per le proporzioni dell’iniziativa stessa: otto ore di sciopero per turno di lavoro con, come si è visto, tre manifestazioni interregionali scandite lungo l’asse Nord-Sud.

Per trovare qualcosa di simile, nel recente passato, bisogna risalire al 20 aprile 2016 quando i tre stessi sindacati, nel pieno della lotta per il rinnovo del contratto nazionale della categoria, che fu poi conquistato nel dicembre successivo, organizzarono sì uno sciopero generale nazionale, ma della durata di sole 4 ore per turno. Oppure al maggio dello stesso 2016 quando, nell’ambito della stessa lotta contrattuale, Fim, Fiom e Uilm approvarono un pacchetto di 12 ore di sciopero, da effettuarsi però in termini articolati fra maggio e giugno con manifestazioni solo regionali.

Ma ciò che rende ancor meno banale l’iniziativa di lotta oggi annunciata dai sindacati “confederali” della maggiore categoria dell’industria è la natura degli obiettivi cui essa mira. Lo sciopero del 14 giugno è stato infatti indetto “per il lavoro e lo sviluppo”. In altri termini, quello di cui stiamo parlando può essere definito, senza tema di essere smentiti, come uno sciopero squisitamente politico. Infatti, le controparti chiamate esplicitamente in causa dai sindacati sono due: il Governo e il “Sistema delle imprese”.

Ma, a parte la presenza del Governo fra le controparti cui l’iniziativa è rivolta, va sottolineato che, come si è appena detto, anche le imprese sono messe in indirizzo non per parlare di temi contrattuali, ma per parlare di temi politici. E, inoltre, per parlare di tali temi in termini politici:

“Le trasformazioni che stanno investendo il mondo delle imprese metalmeccaniche e, più in generale, il sistema della manifattura – scrivono i tre sindacati nel breve ma denso documento che sta alla base dell’iniziativa – impongono scelte che devono essere in grado di rispondere alla necessità di crescita dei settori strategici.” E ciò “attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati, il sostegno all’occupazione, ai salari e alla domanda interna”.

Ora il punto è che, per i tre sindacati, “l’orientamento e alcune scelte del Governo sui temi relativi al mondo del lavoro, delle imprese industriali e dei giovani rischiano, in una situazione di recessione come quella che si sta profilando, di accentuare una condizione economica, sociale e industriale difficile e dalle prospettive particolarmente critiche”.

E qui, dopo aver snocciolato una serie di dati, peraltro noti, ma tutti più o meno significativamente negativi, Fim, Fiom e Uilm affermano che “a fronte di questa situazione”, “è necessario che Governo e Sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei lavoratori”. Insomma, ci siamo anche noi e vogliamo contare.

Ma, per i tre sindacati, non si tratta solo di chiudere ufficialmente la stagione della disintermediazione, riaffermando – politicamente, appunto – il ruolo dei corpi intermedi. Si tratta anzi, e specificamente, di indicare una serie di problemi principali, formulando anche, per ognuno di essi, ipotesi di soluzione.

L’elenco è lungo e configura una sorta di contropiattaforma di politica economica. Una contropiattaforma che non si limita a indicare obiettivi generali come quello relativo a “l’aumento dei salari”, ma specifica che occorre puntare a “la riduzione delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente”.

Tutta la politica economica del Governo Lega-MoVimento Cinque Stelle esce insomma bocciata da questo documento che indica ben 14 obiettivi, tra cui “lo sviluppo di infrastrutture energetiche, digitali e dei trasporti”, la “riforma degli ammortizzatori sociali” e il “sostegno agli investimenti delle imprese (piano impresa 4.0), alla formazione e all’istruzione”.

Di particolare rilievo, infine, la richiesta di “leggi per l’applicazione erga omnes dei contratti e la rappresentanza dei lavoratori, recependo quanto previsto dagli accordi interconfederali di categoria”.

Le parole pronunciate dai tre Segretari generali hanno poi, semmai, aggravato la bocciatura della politica economica dell’attuale Governo rispetto a quanto già scritto nel documento. Per fare un esempio, Bentivogli, Re David e Palombella hanno spiegato che se oggi la paga minima oraria netta fissata dal contratto per un metalmeccanico inquadrato al terzo livello (il primo è il più basso) si aggira sui 9 euro – ovvero su una cifra simile a quella ventilata da alcuni esponenti governativi in merito alle ipotesi di salario minimo legale -, in realtà il costo complessivo di tale ora di lavoro derivante dalla somma di leggi fiscali e contratto si aggira sui 18 euro. E ciò perche un contratto nazionale non fissa solo i minimi salariali, ma tutta una serie di diritti, dalle ferie ai permessi retribuiti, alla maggiorazione per il lavoro festivo, semifestivo e notturno, a quelle per il lavoro straordinario, al trattamento di fine rapporto, agli scatti di anzianità e ad altro.

Insomma, nessun entusiasmo per gli annunci governativi in merito alle ipotesi di salario minimo, ma anzi il timore che le imprese di vari settori meno sindacalizzati possano approfittarne per uscire dai contratti nazionali di categoria, rifugiandosi nel rispetto di norme di legge a loro più favorevoli. Per non parlare delle critiche esplicite che sono state formulate dai dirigenti sindacali in merito ai condoni fiscali sempre condannati ma poi, alla fin fine, nuovamente posti in essere dall’attuale maggioranza.

A partire da domani, hanno concluso Bentivogli, Re David e Palombella, riunioni unitarie dei tre sindacati a livello provinciale fisseranno un denso calendario di assemblee che si terranno in centinaia di luoghi di lavoro per presentare la piattaforma a migliaia e migliaia di metalmeccanici. Il cammino verso lo sciopero generale del 14 giugno è cominciato.

@Fernando_Liuzzi

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Tags: MetalmeccaniciLavoroGovernoIndustriaUilmFim CislFiom
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