La speranza di tutti è che la pausa estiva abbia portato un po’ di buona volontà e che la ripresa del negoziato sul modello contrattuale domani porti qualche luce positiva. A fine luglio, all’ultima riunione, le prospettive non erano molto buone e le poche dichiarazioni rese dai protagonisti in queste settimane non hanno fatto ben sperare in un esito felice. Soprattutto quella in cui Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, affermava di essere pronto ad andare anche a un accordo separato se la Cgil non avesse assunto un atteggiamento più collaborativo. Una evidente forzatura, nel tentativo di stemperare asprezze che sembravano pericolose, ma con esiti incerti, perché l’unica reazione vera è stata un irrigidimento della Cgil.
Il punto è che le distanze tra le parti sono oggettivamente consistenti. Confindustria vuole frenare la crescita del costo della vita e cercare un alleggerimento del costo del lavoro o comunque una crescita della competitività delle aziende. Per far questo, concordando con Cisl e Uil, pensa che il contratto nazionale debba avere meno spazio, a beneficio del contratto di secondo livello. Dare meno spazio al contratto nazionale significa una cosa sola, che la crescita salariale non deve basarsi essenzialmente, come adesso, sul contratto nazionale. Per questo Confindustria ritiene che il contratto nazionale non debba recuperare tutta la perdita che il salario subisce per colpa dell’inflazione, nel caso che debba recuperare solo l’inflazione prodotta in casa, non anche quella importata. Anche perché, obietta, altrimenti tornerebbe un meccanismo automatico di recupero salariale come era la scala mobile, bandita quindici anni fa in maniera, sembrava, definitiva.
La Cgil non concorda con questa scelta. Secondo la confederazione di Guglielmo Epifani il contratto nazionale deve salvaguardare il potere di acquisto del salario, e quindi deve recuperare tutta l’inflazione, compresa quindi anche quella importata. Se poi la contrattazione di secondo livello si amplierà e raggiungerà più lavoratori, meglio, ma cambiare strada al buio, senza sapere come riuscire a cogliere quel risultato non sembra politica accorta.
Il dissidio non è di poco conto, perché è vero che tutti cercano il sistema per sostenere i salari, ma le strategie sono abbastanza differenti e combinarle non sarà semplice. La riunione di domani, e, sembra, ancora di più quella successiva, tra una decina di giorni, serviranno appunto a fare un po’ di luce. Il 30 settembre, indicato come termine ultimo per l’accordo, è ormai vicino. Servirà dunque davvero tanta buona volontà e soprattutto servirà tanta immaginazione, che resta sempre la vera dote indispensabile al buon negoziatore. Esiste certamente il sistema per rassicurare la Cgil e dare spazio alla contrattazione in azienda, che sembra la migliore per accrescere la produttività delle imprese e creare quelle risorse che si possano poi distribuire. Si tratta di trovarlo e farlo accettare a tutti.
1 settembre 2008
Massimo Mascini


























