Dichiarazione CGIL CISL UIL sulla Conferenza dell’OMC
CGIL, CISL e UIL vedono nella conclusione della Conferenza dell’OMC che si prospetta in Qatar la conferma delle loro previsioni negative manifestate alla vigilia della Conferenza stessa, soprattutto sui temi cruciali dell’ambiente e dei diritti sociali e del lavoro.
Il possibile accordo, al di là del risultato sui farmaci salva-vita, non può certo essere considerato una vittoria dei paesi più poveri, ma piuttosto la vittoria e la riconferma di un modello di liberalizzazione degli scambi, che guarda esclusivamente alla competizione attraverso la riduzione dei costi e che riduce a puri costi di produzione la sostenibilità ambientale dello sviluppo e i diritti fondamentali del lavoro, i quali altro non significano che la possibilità di lavorare in condizioni minimamente rispettose della dignità, della salute e della vita degli uomini e delle donne che lavorano.
Invece di utilizzare il terreno del commercio mondiale come un’opportunità per ripensare le politiche di cooperazione con i paesi arretrati e poveri, per promuovere regole di equità, si accetta un’impostazione che lascerà inalterate o farà crescere le sperequazioni tra paesi ricchi e poveri e soprattutto accrescerà i divari all’interno dei singoli paesi.
In tal senso suscita la più netta contrarietà l’ipotesi di accordo sull’accelerazione, senza alcun vincolo sul terreno dei diritti sociali e dell’ambiente, dell’eliminazione delle quote di importazione per il tessile, che penalizzerà l’occupazione anche in molti paesi in via di sviluppo e frenerà gli sforzi di adeguare verso standard minimi le condizioni di lavoro.
Si profila su questa materia una sconfitta grave dell’Unione europea, alla quale chiediamo, come lo chiediamo al governo italiano, di esercitare tutto il suo peso per modificare le conclusioni di Doha. In particolare, come era già stato segnalato al governo italiano dai segretari generali dei tessili CGIL CISL e UIL Fedeli, Bellini e Rossetti, è assolutamente irrinunciabile che qualsiasi intesa sulle quote di importazione confermi la piena validità e l’applicazione del regolamento comunitario e del sistema di preferenze generalizzate, che legano a parametri di qualità sociale e ambientale l’accesso più favorevole ai mercati comunitari
Sarebbero altrimenti penalizzati quei paesi, sia nel mondo industrializzato che in quello povero e in via di sviluppo, che hanno saputo integrare diritti e rispetto dell’ambiente con la crescita della produzione e degli scambi e si consacrerebbe la vittoria dell’indifferenza per lo sfruttamento del lavoro minorile, per la salute e la sicurezza del lavoro in genere e per il rispetto della dignità del lavoro, che rappresenta il legame tra gli interessi delle grandi imprese transnazionali e quelli delle elites di molti paesi in via di sviluppo.
Roma, 13 novembre 2001


























