Si sono imbavagliati fuori dalla sala in cui era in corso la conferenza, poi hanno levato in alto cartelli di protesta con un solo slogan: ”No voice in the Wto”, nessuna voce nell’Organizzazione mondiale del commercio. Hanno fatto così, oggi pomeriggio, per mezz’ora, almeno cento dimostranti tra sindacalisti e rappresentanti delle Ong a Doha, in Qatar, per protestare contro una globalizzazione selvaggia che lascia i lavoratori senza voce. E senza spazi. Come è accaduto a loro, cui è stata proibita la possibilità di manifestare nella sala: ”Fuori di qui o vi beccate almeno cinque anni di carcere per insulti contro l’Emiro che sta intervenendo ora” hanno tagliato corto gli uomini della sicurezza. La manifestazione pacifica guidata dal segretario generale della Cisl Internazionale (Icftu) Bill Jordan non era stata annunciata neppure ai media, per questioni di sicurezza, ma si è fatta subito notare: ”Vogliamo dare un segnale chiaro qui in Qatar, mentre centinaia di migliaia di persone stanno manifestando in tutto il mondo nella giornata sindacale d’azione per il rispetto dei diritti umani e sindacali. La globalizzazione deve esistere per la gente, per questo la Wto deve diventare più aperta e democratica”. ”L’Unione europea ribadisce che la questione del lavoro è dirimente e farà di tutto per inserirla nei documenti. Lo stesso commissario Lamy ha ammesso che se tornasse a casa con un nulla di fatto sarebbe un vero fallimento” ha aggiunto Cecilia Brighi da Doha, dopo aver partecipato alla manifestazione.
Così le manifestazioni nel mondo. A Lucknow, capitale dell’Uttar Pradesh, la regione più grande dell’India, dove la produzione conosce spessissimo forme di schiavitù, oltre 20 mila lavoratori di varie industrie hanno scandito slogans contro la globalizzazione senza regole, chiedendo lavoro dal volto più umano. Il segretario generale Umraomal Purohit ha spiegato il bisogno e la rilevanza di una Giornata d’azione vissuta simultaneamente in tutto il mondo in protesta anche alle politiche dell’Fmi e della Banca mondiale. Città, porti e centri industriali sono confluiti simbolicamente nel corteo che a New Delhi ha raggiunto il Parlamento. I sindacati di Hong Kong, Norvegia, Corea, Nuova Zelanda ed Equatore hanno invece organizzato manifestazioni nazionali associando il programma d’azione del paese alle rivendicazioni della giornata d’azione delle ”Global Unions”. In Croazia, come nel centro di Londra, a Washington e in Bangladesh, i cortei sindacali hanno invaso hanno tenuto banco. In Burkina Faso, Colombia, Germania, Mongolia, seminari hanno tenuto banco sui luoghi di lavoro.
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