Con il sindacato degli impiegati delle poste di Washington che sostengono che i due colleghi, morti con ogni probabilità di carbonchio polmonare, potevano essere salvati, esplode la polemica sul ritardo in cui sono stati avviati i controlli negli uffici postali della capitale. La domanda, sui vari giornali, è sempre la stessa: perchè per i politici del Congresso i controlli sono scattati subito, e per i postini si è attesa una settimana? Ed insieme alle autorità postali finiscono sotto accusa i Centers for Disease control di Atlanta, i laboratori federali che stanno gestendo l’emergenza dal punto di vista scientifico.
«Immediata risposta per i politici, più lenta per i postini» titola il New York Times, sottolineando la differenza fra l’allarme immediato scattato a Capitol Hill lunedì scorso – dopo l’apertura della lettera all’antrace indirizzata al senatore Tom Daschle – e la mancanza di analoghe misure precauzionali nell’ufficio postale di Brentwood, dove la lettera contaminata era transitata. Nessun test e cura di antibiotici per i 2mila impiegati, nessuna chiusura dell’edificio. Anzi, la scorsa settimana nei locali – ora chiusi a tempo indeterminato – si è tenuta una conferenza stampa, ed ora oltre a tutti i dipendenti delle Poste della capitale anche i giornalisti sono sottoposti a test.
Ma una settimana fa alle domande preoccupate degli impiegati -rivela il ‘Washington Post’ che pubblica anche un editoriale dal titolo ‘Che cosa è successo a Brentwood’ in cui si sottolinea come sia necessario rispondere a questa domanda ‘soprattutto se alcuni giorni fanno la differenza fra la vita e la morte’- i superiori rispondevano che non c’era bisogno di antibiotici perchè il rischio di contagio era così minimo da ritenersi nullo.
Affermazione, non arbitraria ma fondata sulle raccomandazioni dei Centers for Disease Control che non ritenevano possibile che il batterio dell’antrace non potesse uscire da una lettera chiusa, anche perchè nell’edificio non erano state trovate prove di contaminazione.
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