Raffaella Vitulano
Eurolavoratori in piazza il 13 dicembre a Bruxelles. La Confederazione europea dei sindacati (Ces), voce di oltre 60 milioni di persone in Europa, invita ad un’adesione in massa all’Euromanif organizzata alla vigilia del vertice di Laeken, che chiuderà il semestre di presidenza belga.
Dopo gli attacchi dell’11 settembre l’Europa è ancora una volta di fronte al rischio di recessione, crescita della disoccupazione e crollo della competitività. Ma la Ces insiste sul fatto che, comunque, questo peggioramento non è inevitabile. Una riduzione dei tassi d’interesse concertata a livello internazionale ha dimostrato una possibile via d’uscita. In assenza di un’inflazione pericolosa, la Bce e le altre banche centrali possono e devono programmare ulteriori riduzioni per ristabilire la fiducia.
”La situazione economica si sta deteriorando in Europa. Le ristrutturazioni e le chiusure d’imprese si susseguono ogni giorno. L’obiettivo del pieno impiego individuato dall’Unione europea rischia di svanire” dicono da Bruxelles. ”Ma l’Europa ha il necessario potenziale per evitare tale sbandata. Per fronteggiarla, occorrono la volontà politica e le misure necessarie. Lo stesso euro deve porsi al servizio della crescita e dell’occupazione”.
Al Consiglio europeo di Laeken i sindacati europei chiedono la costituzione di un vero governo economico come contrappeso alla banca centrale, capace di realizzare il coordinamento indispensabile delle politiche economiche e di bilancio dei paesi membri; di metter fine alla spirale di concorrenza fiscale tra paesi per l’introduzione di una minima tassa d’imposizione per le imprese e i redditi da capitale; di reperire le risorse necessarie a sostenere le azioni per la creazione di un maggior numero di posti di lavoro e di migliori posti di lavoro.
Ma i sindacati europei vogliono ”più Europa” anche per salvaguardare il nostro modello sociale. E’ più che mai necessario, nel momento in cui l’Unione si allarga ad altri paesi. ”L’allargamento deve essere inteso come molto più che un semplice mercato unico” aggiungono da Bruxelles.
Garanzia di servizi pubblici di qualità, salvaguardia dei sistemi di protezione sociale, estensione dei diritti dei lavoratori nelle imprese, promozione dell’uguaglianza tra uomini e donne (a partire dall’uguaglianza salariale), miglioramento della sanità e della sicurezza nell’ambiente di lavoro, lotta contro la povertà, l’esclusione e la discriminazione: ecco altre ragioni a sostegno della mobilitazione europea.
E nell’ottica della globalizzazione, i sindacati europei intendono chiedere ai capi di Stato e di governo dei Quindici un’agenda di riforme per rendere le istituzioni più efficaci e democratiche nel momento delle decisioni, tramite magari l’adozione a maggioranza qualificata come regola generale, tanto in materia d’occupazione che di politica sociale, fiscale ed ambientale. E intendono fare pressioni sui Quindici anche perchè il potere legislativo diventi sempre più competenza del Parlamento europeo e perchè ai partner sociali venga riconosciuto un ruolo crescente.
La Ces batte il tasto della costruzione di un’Europa democratica e dei cittadini. ”La Carta dei diritti fondamentali deve essere rinforzata nelle disposizioni in materia di diritti sociali e sindacali e deve avere valore legale ed essere integrata nella futura Costituzione dell’Unione europea” concludono dal quartier generale di Boulevard du Roi Albert II.


























