Nel 2024 l`illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 39,2 miliardi di euro e ha messo a rischio 276mila posti di lavoro regolari, in leggera crescita rispetto all`anno precedente. Il 30% delle imprese del terziario di mercato percepisce, inoltre, un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2024. È quanto emerge da un’indagine di Confcommercio sui fenomeni illegali diffusa in occasione della Giornata nazionale ‘Legalità, ci piace!’ organizzata dall’associazione.
Nel dettaglio, l’abusivismo commerciale è costato 10,3 miliardi di euro, quello nella ristorazione ha pesato per 7,4 miliardi, la contraffazione per 5,1 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità, tra ferimenti, assicurazioni, spese difensive, sono saliti a 7,1 miliardi, mentre quelli per la cyber criminalità a 3,9 miliardi.
Il 21,3% degli imprenditori dichiara di aver riscontrato episodi criminali legati alla presenza delle baby gang nella zona di operatività dell`impresa e di questi quasi la metà (48%) è preoccupato per la propria attività. Tre imprenditori su dieci temono il fenomeno della mala movida, soprattutto per il degrado urbano (49,5%) e per atti di vandalismo e danneggiamenti alle strutture(45,8%).
I furti sono il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori (per il 28%, +4,5 punti percentuali rispetto al 2023), seguiti da atti di vandalismo (25,4%, +4,3 punti sul 2023) e dalle rapine (25,3%, +6,4 punti in confronto al 2023). L`usura, che negli ultimi anni è stato il crimine segnalato più in crescita, scende al 20,6% (-3,8 punti sul 2023).
Quasi un imprenditore su tre (31,3%) teme che la propria impresa possa essere esposta al rischio di fenomeni criminali quali furti, rapine, atti vandalici e spaccate, aggressioni, etc. I furti sono il crimine che preoccupa maggiormente gli imprenditori in termini di sicurezza personale, dei propri collaboratori e della propria impresa (33,2%).
Il 27,7% degli imprenditori ha avuto notizia di episodi di usura o estorsione nella propria zona di attività e il 25,8% teme il rischio di esposizione a questi fenomeni. Di fronte a questi crimini il 63,1% degli imprenditori ritiene che si dovrebbe sporgere denuncia, il 50,5% si rivolgerebbe alle associazioni di categoria e alle organizzazioni antiusura, il 22,1% dichiara che non saprebbe cosa fare.
Il 60,1% delle imprese del terziario si ritiene penalizzato dall`abusivismo e dalla contraffazione per via soprattutto della concorrenza sleale (50,1%) e della riduzione dei ricavi (23,1%).
Più di otto imprese su dieci (82,9%) hanno investito negli ultimi anni in misure per la sicurezza, soprattutto in sistemi di videosorveglianza (64,3%) e di allarmi antifurto (53,4%).
Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, tutto ciò rappresenta “un costo irragionevole per la nostra economia e una zavorra alla sua potenzialità di crescita.. Ad affermarlo è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha poi sottolineato: “l’82,9% delle imprese del terziario che abbiamo intervistato ha investito negli ultimi anni in misure per la sicurezza che danno buoni risultati, e rappresentano un aiuto anche alle forze dell`ordine, perché non dimentichiamo che una delle parole chiave di questa giornata – e in generale del nostro impegno sulla legalità – è proprio ‘collaborazione’ con le istituzioni e le forze dell`ordine. L`istruzione, la conoscenza, la condivisione su questi temi determinano infatti la consapevolezza, spezzano le solitudini, animano il cambiamento”.
Secondo Sangalli “la cultura della legalità è il terreno su cui germoglia il senso di comunità: senza il rispetto delle regole condivise, nessuna libertà è possibile, nessuna sicurezza è reale. Senza il rispetto delle regole condivise, nessun futuro è quello che speriamo, quello che vogliamo, quello che, appunto, ‘ci piace’, come la legalità”.
Rispetto al passato, c`è una propensione maggiore a denunciare, sottolinea il presidente il Confcommercio. “Noi ne abbiamo fatto uno degli slogan per la nostra `Giornata della Legalità`, in maniera semplice e diretta: ‘denunciare si può, si deve e conviene’.
Questo aumento delle denunce, dunque, è un ottimo segnale che deriva anche da un clima generale a cui ha contribuito certo lo stesso governo Meloni”. Secondo Sangalli, “denunciare è infatti un sintomo di fiducia nello Stato e nelle sue possibilità di intervento. E su questo tema vorrei ringraziare la magistratura e tutte le forze dell`ordine”.





























