Si è svolto al ministero del Lavoro un incontro per l’esame congiunto sulla cassa integrazione straordinaria del gruppo Acciaierie d’Italia (Ex Ilva). Alla riunione hanno partecipato il vicecapo di gabinetto del ministero, Luca Sabatini, lo staff ministeriale, i dirigenti di Acciaierie d’Italia, rappresentati da Maurizio Saitta e Claudio Picucci, nonché i responsabili delle politiche attive del lavoro e rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm. L’incontro proseguirà il 3 luglio alle 11 e venerdì 27 il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, terrà una videocall alle 11 con i rappresentanti sindacali.
Al centro della riunione odierna l’avvio della discussione sulla nuova istanza di cassa integrazione straordinaria inviata il 12 giugno da Acciaieria d’Italia in amministrazione straordinaria, a seguito dell’interruzione dell’attività dell’Altoforno 1 causata dall’incendio dello scorso 7 maggio e dal sequestro dell’autorità giudiziaria. La proposta iniziale dell’azienda prevede l’erogazione di 4.050 unità di cassa integrazione, di cui 3.500 nel sito di Taranto. “È importante tutelare la sicurezza e i diritti di tutti i lavoratori coinvolti”, commenta Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim-Cisl. “È necessario che gli enti locali, in particolare le Regioni interessate, attivino ogni forma di integrazione degli aspetti salariali attraverso politiche attive del lavoro”.
D’Alò ribadisce che “il nuovo accordo deve preservare gli elementi chiave del precedente, garantendo continuità e stabilità nel percorso di tutela occupazionale e salariale”. Per la Fim “è fondamentale definire un piano di lavoro chiaro e trasparente, che delinei con responsabilità le modalità di gestione di questa fase critica”, richiamando “l’importanza di una sintesi costruttiva tra enti locali e nazionali per rilanciare il settore attraverso strumenti come l’Aia e l’accordo di programma”.
L’intenzione dell’azienda è far ripartire l’altoforno 2 entro dicembre 2025. Il programma prevede, quindi, fino a dicembre il proseguimento dell’attività con l’Altoforno 4 e la verifica ispettiva nel mese di luglio per poi pianificare interventi a gennaio 2026. In sostanza, fino a febbraio 2026 si opererà con un solo altoforno, in attesa di nuovi sviluppi riguardanti la vicenda giudiziaria relativa all’Altoforno 1.
In tema di formazione professionale, il sindacato chiede un percorso finalizzato alla crescita del bagaglio culturale, allargando le competenze e le professionalità e che dia anche sostegno economico. Rispetto a questo punto si registra l’impegno della Regione Puglia ad avviare un percorso di formazione, tale da consentire oltre alla riqualificazione una integrazione salariale, attraverso due bandi. “Ci aspettiamo che anche le altre Regioni possano dare il proprio contributo sul tema della formazione attraverso l’avvio di bandi/avvisi propedeutici”, conclude D’Alò.
A Palazzo Chigi sono state garantite le risorse per la continuità e il decreto predisposto stanzia 200 milioni. Ma per la Fim sono “insufficienti” per arrivare sino a fine anno. Posizione condivisa anche da Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uilm. “Occorre procedere con l’assunzione di responsabilità, da parte del governo e delle istituzioni locali, ed assumere l’unica decisione possibile, in attesa di un eventuale nuovo investitore, ovvero la gestione diretta da parte dello stato per realizzare, da subito e con risorse adeguate, gli interventi ambientali, il rilancio industriale e la realizzazione dei forni elettrici per assicurare la continuità produttiva e l’introduzione di una legge speciale per il piano sociale”.
Gambardella sottolinea che “non accetteremo una gestione sociale fatta di sussidi vita natural durante che farebbero cadere in povertà 20.000 famiglie” e che il sindacato guarderà “con attenzione” le interlocuzioni fra governo, regione e comune sull’accordo di programma “con la speranza che la discussione arrivi ad una sintesi positiva in tempi brevissimi”.
“Attenderemo anche l’esito del previsto incontro, da remoto, di venerdì prossimo convocato dal ministro Urso con le organizzazioni sindacali per conoscere le intenzioni del Mimit per dare una soluzione di prospettiva alla vertenza – aggiunge Gambardella – abbiamo infine chiesto che, per creare le condizioni di un possibile accordo di rinnovo della cassa integrazione, vadano riconfermate le condizioni di miglior favore previste dall’accordo 2024 e del marzo di quest’anno”.
Scetticismo dalla Fiom, che nelle parole del segretario nazionale Loris Scarpa afferma che dall’incontro sono emerse cose “che già sapevamo”. Tuttavia, “abbiamo detto in modo chiaro e tondo che pensare di scaricare i lavoratori con la cassa integrazione è inaccettabile”.
Per Scarpa “occorre costruire una prospettiva non solo per la ripartenza degli impianti e dell’azienda, ma anche sul processo di transizione ecologica attraverso un piano industriale e ambientale che possa finalmente traguardare l’obiettivo della decarbonizzazione. Sono necessarie maggiori risorse per la ripartenza, per la manutenzione degli impianti e per dare prospettive certe a tutti gli stabilimenti ex Ilva”. A ciò si aggiunge la richiesta di gestire questa fase c”anche attraverso strumenti straordinari, dalla formazione predisposta dall’azienda, a quella delle Regioni attraverso appositi bandi per i lavoratori in cassa integrazione.
“Chiediamo che, sulla questione della delicata vertenza dell’ex Ilva, si continui a tenere aperto il tavolo permanente istituito a Palazzo Chigi con tutti i soggetti istituzionali responsabili al fine di tenere insieme le questioni occupazionali, industriali ed ambientali”, conclude Scarpa.




























