La Cgil promuove per sabato 6 settembre una giornata nazionale di mobilitazione, con manifestazioni in numerose piazze italiane, per chiedere la fine della barbarie in corso a Gaza e affinché il Governo italiano assuma una posizione chiara e coerente a sostegno della pace, della giustizia e del diritto internazionale. Inoltre, l’iniziativa intende consolidare pieno sostegno all’azione umanitaria e nonviolenta promossa dalla Global Sumud Flotilla, sostenuta anche con una grande raccolta di beni di prima necessità imbarcati sulle navi partite domenica 31 agosto dal porto di Genova. “Non possiamo più accettare che vengano uccisi impunemente bambini, donne, operatori umanitari, sanitari e giornalisti e che continui la distruzione delle infrastrutture civili rimaste, a partire da ospedali e scuole”, afferma la Confederazione.
Tra i numerosi appuntamenti, previsti da Nord a Sud della penisola, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, insieme al segretario organizzativo Luigi Giove, parteciperà al corteo di Reggio Emilia. La manifestazione partirà alle ore 16.30 da via Roma e raggiungerà piazza Martiri del 7 luglio, dove è previsto l’intervento di Landini nell’ambito del Festival nazionale di Emergency. Nella Capitale la manifestazione si terrà in piazza del Campidoglio, alle ore 18, con la partecipazione della segretaria confederale, Francesca Re David. Gli altri componenti della segreteria prenderanno parte alle iniziative previste a Grosseto con Lara Ghiglione (ore 20, Bastione Garibaldi), a Matera con Pino Gesmundo (ore 17.30, via del Corso, piazzale antistante l’ex Banca d’Italia) e a Pesaro con Daniela Barbaresi (ore 17, piazza del Popolo).
“La Cgil da sempre si batte per due popoli, due Stati. Per un sindacato è essenziale dire no alle guerre”, afferma Landini in un’intervista a Repubblica. “Davanti alle scelte criminali e fasciste del Governo Netanyahu, sosteniamo chi porta cibo e medicinali a chi muore di fame. E chi in Israele protesta contro la politica folle del premier”.
Ed è proprio sulla missione della Flotilla che si è aperto un nuovo fronte. Poco dopo la partenza delle prime navi, infatti, il ministro israeliano della sicurezza nazionale, Ben Gvir, ha minacciato che, qualora riuscissero a forzare il blocco davanti alle coste di Gaza, gli attivisti saranno trattati come terroristi e per questo, eventualmente, detenuti nelle carceri israeliane di Ketziot e Damon riservate a prigionieri di sicurezza. Nel suo piano presentato al governo, inoltre, il ministro ha proposto che tutte le navi coinvolte vengano confiscate e riutilizzate dalle forze dell’ordine israeliane.
“Lo diciamo a Meloni: sono cittadini non violenti. Se saranno bloccati o colpiti, ci mobiliteremo”, avverte Landini richiamando la risposta della premier all’appello della segretaria del Pd, Elly Schlein, a garantire sicurezza ai cittadini italiani coinvolti nella missione, tra cui quattro parlamentari. Meloni ha assicurato che il governo adotterà tutte le misure di sicurezza e tutela per i connazionali coinvolti, “come sempre garantito finora”, pur ricordando l’esistenza di canali umanitari già attivi, più efficaci e meno rischiosi, come l’iniziativa governativa “Food for Gaza”.
Per Landini, poi, resta “grave” che il governo “non riconosca la Palestina, non fermi il commercio di armi e non lavori per il cessate il fuoco. Anche i sindacati europei hanno chiesto di sospendere gli accordi con Israele, quelli mondiali di bloccare l’invio di armi”.




























