Il sistema contrattuale italiano si trova a un “crocevia che richiede scelte strategiche chiare e coraggiose”. Occorre “accelerare decisamente i rinnovi contrattuali, con particolare urgenza per il settore pubblico dove la situazione è diventata insostenibile; intensificare la lotta al dumping contrattuale anche attraverso la pubblicizzazione e la conoscibilità dei dati sui Ccnl dell’Archivio nazionale Cnel, promuovendo criteri sempre più trasparenti per la qualificazione dei contratti nazionali”. È il quadro che emerge dal secondo Report Cisl sulla contrattazione nazionale.
Bisogna, poi, “sviluppare un approccio contrattuale che integri sempre più efficacemente i diversi livelli in una logica di complementarietà estendendo a tutti le lavoratrici e i lavoratori il diritto alla contrattazione decentrata; promuovere forme innovative di partecipazione che accompagnino l’attuazione della legge sulla partecipazione del 2025, trasformandola in pratica diffusa nei luoghi di lavoro”.
I dati del primo semestre confermano che il modello italiano di contrattazione collettiva, nonostante le criticità, “mantiene una capacità di adattamento e innovazione che altri sistemi europei non possiedono”. L’intensa attività negoziale ha prodotto risultati tangibili nella riduzione della vacanza contrattuale e nel miglioramento della copertura di lavoratrici e lavoratori del settore privato coperti da ccnl rinnovati. Tuttavia, permangono aree di criticità, in particolare nel settore metalmeccanico a causa del protrarsi della trattativa del rinnovo e nel settore del pubblico impiego dove la vacanza contrattuale media ha raggiunto i 40,4 mesi.
La sfida, secondo la Cisl, è trasformare questo modello “in un sistema più maturo, strategico, inclusivo, partecipativo. Un sistema che sappia anticipare le trasformazioni del lavoro, dell’economia e della società, mantenendo al centro la dignità della persona e la giustizia sociale. Un sistema che faccia della partecipazione non solo uno strumento negoziale, ma una cultura diffusa di democrazia economica e sociale”.
È necessaria, a giudizio del sindacato, “un’azione sindacale incisiva e mirata ma soprattutto strategica e responsabile condivisa attraverso un grande Protocollo tripartito necessario per rilanciare la produttività affrontando le sfide tecnologiche e della intelligenza artificiale, per individuare interventi condivisi per la ripresa industriale e dei servizi, per far crescere i salari e la qualità del lavoro ed incentivare una maggiore occupazione di donne e giovani”. L’intensificazione dell’attività negoziale “ha prodotto risultati tangibili che testimoniano la vitalità del sistema contrattuale italiano in termini di crescita della copertura contrattuale nel settore privato e riduzione dei tempi di attesa per i rinnovi”.
La dinamica retributiva del +3,5% nel primo semestre, seppur in decelerazione al 2,7% nel secondo trimestre, “mantiene un profilo di crescita coerente con il rientro dell’inflazione ma evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione sul recupero del potere d’acquisto”.
L’effetto combinato di contrattazione collettiva e politiche fiscali ha prodotto una redistribuzione progressiva sostanziale: mentre le retribuzioni contrattuali lorde hanno recuperato solo l’8,3% a fronte di un’inflazione del 17,4% le retribuzioni nette mostrano un quadro profondamente diverso in sostanziale allineamento in particolare per i redditi più bassi.
La frammentazione apparente del sistema contrattuale nasconde fenomeni di dumping contrattuale che, pur coinvolgendo numericamente solo lo 0,7% dei lavoratori, rappresentano un danno per la qualità del lavoro e la coesione del sistema. La concentrazione del 99,3% dei lavoratori in circa 200 contratti principali conferma la solidità strutturale del modello contrattuale.
Cresce la percentuale di lavoratori del settore privato coperti da ccnl rinnovati, passata dal 56% di fine 2024 al 65% a giugno 2025, coinvolgendo oltre 9,5 milioni di lavoratori.
Cresce la dinamica delle retribuzioni contrattuali del 3,5% nel primo semestre, con previsioni Istat di consolidamento al 3,1% per l’intero 2025.
A fronte di un’inflazione cumulata del 17,4% dal 2019 al 2024: Redditi bassi: +14,5% netti (divario residuo: solo 2,9 punti) Redditi mediani: +16,9% netti (divario residuo: 0,5 punti) Redditi alti: +12,0% netti (divario residuo: 5,4 punti).
Contrariamente alla percezione di frammentazione, i dati confermano la solidità strutturale del nostro sistema contrattuale con il 99,3% dei lavoratori coperto da soli 204 contratti principali di oltre 96% coperti da contratti sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil.
“I dati dimostrano concretamente che l’azione contrattuale sindacale, integrata con politiche fiscali mirate, ha prodotto una redistribuzione progressiva sulle retribuzioni nette. Queste politiche sono oggi da rilanciare per la crescita delle retribuzioni dei redditi medi e bassi”, ha osservato il segretario confederale nazionale Cisl, Mattia Pirulli.
Il Report evidenzia la necessità di accelerare i rinnovi contrattuali per proseguire con il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni, con particolare urgenza nel settore meccanico e nel pubblico impiego, rafforzare la lotta al dumping contrattuale soprattutto nel terziario di mercato, l’estensione del diritto alla contrattazione decentrata di produttività a tutte le lavoratrici e i lavoratori ed attuare forme innovative di partecipazione in linea con la legge 76/2025.
“Secondo la Cisl – conclude Mattia Pirulli – serve oggi un grande Patto tripartito per rilanciare centralità e protagonismo del lavoro, affrontando le sfide tecnologiche e dell’intelligenza artificiale e individuando interventi condivisi su obiettivi strategici. Significa, tra l’altro, remare uniti per il rilancio industriale e dei servizi, per far crescere salari e produttività, innovazione e formazione, partecipazione e qualità del lavoro,incentivando anche l’occupazione giovanile e femminile. Su questi temi ci aspettiamo risposte concrete a partire dalla Legge di Bilancio”.




























