“La detenuta italiana di 30 anni suicida a Perugia è la quarta che – dopo Rebibbia-Roma (5 settembre), Milano Bollate (30 marzo) e Mantova (3 marzo) – si è tolta la vita in carcere in meno di sei mesi. Lo stiamo ripetendo: il mondo penitenziario deve affrontate problematiche specifiche delle detenute attraverso una prospettiva di genere”. Così Aldo Di Giacomo, del Sindacato Polizia Penitenziaria.
“Delle quasi 3mila detenute attualmente recluse, di cui 11 madri con 12 bambini – aggiunge – una percentuale minima, ferma negli anni sotto il 5 per cento, solo un quarto si trova nei tre istituti femminili attivi. Le donne che entrano in carcere sono comunque segnate da un contesto di grave marginalità sociale, riflesso nel tipo di reati per cui vengono incarcerate”. Sono i reati legati al patrimonio, alla legge sulle droghe e i reati contro la persona, si precisa, quelli per i quali le donne vengono più frequentemente condannate alla pena detentiva. Le altre sono sparpagliate nei penitenziari maschili, isolate nelle celle “pensate a misura di uomo”.




























