Viviamo in tempi pazzi. Talmente pazzi che Marina Corina Machado, fresca vincitrice del premio Nobel per la pace e leader dell’opposizione venezuelana al regime di Nicolas Maduro, si sia complimentata, in un colloquio telefonico, con il primo ministro israeliano Netanyahu per i risultati ottenuti da Israele nella guerra.
“Machado ha detto al premier di apprezzare molto le sue decisioni e azioni determinate durante la guerra e i risultati ottenuti da Israele, congratulandosi con lui per l’accordo sul rilascio degli ostaggi a Gaza”. Machado “ha aggiunto di apprezzare la lotta costante contro l’asse del male iraniano, che opera non solo contro Israele, ma anche contro il popolo venezuelano”. Questo il contenuto delle telefonata secondo l’ufficio stampa del capo del governo di Israele.
La cosa assurda è che Maduro, al quale la Machado si oppone, è stato accusato nel 2020 da una commissione Onu di crimini contro l’umanità, chiedendo un processo alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. E ora proprio la stessa Machado si complimenta con un leader politico anch’esso accusato di crimini di guerra e contro l’umanità e con un mandato di arresto emesso sempre dall’Aja che gli pende sulla testa come una spada di Damocle.
Ma come diceva qualcuno il diritto internazionale conta fino a un certo punto e quindi il fatto di essere accusati di crimini contro l’umanità non ti trasforma automaticamente in una persona deprecabile o, quanto meno, da evitare e con quale non congratularsi al telefono per le sue azioni. Non sono le tue azioni a qualificarti. No, quello che conta è da che parte stai. Sei mio nemico, e allora denuncio al mondo intero il tuo essere un criminale efferato, un assassino senza scrupoli che reprime il consenso, stupra, uccide e mette alla fame un popolo intero. Se, invece, non sei un mio nemico alzo il telefono e ti dico: great job Bibi!
Forse i signori del comitato del premio Nobel dovrebbero cadenzare l’assegnazione di quello per la pace e vedere se c’è qualcuno veramente meritevole. Del resto in questi tempi pazzi la pace alla quale guardano alcune persone è un qualcosa da temere e dalla quale stare alla larga. È uno show, un tripudio dell’ego, un colpo di spugna che con una firma fatta con un pennarello nero dalla punta spessa – ma davvero il presidente del paese più potente del mondo firma con un pennarello? – crede di cancellare tutte le sofferenze sin qui vissute. È una pace che lusinga i potenti e dimentica i deboli e gli afflitti. È una pace senza giustizia.




























