“Nel caso del Venezuela non esiste simmetria possibile tra chi ha sfregiato la democrazia, falsificato elezioni, calpestato sistematicamente diritti e chi, pur con metodi discutibili, ne denuncia il fallimento. La Cisl, su questo, non ha mai avuto ambiguità. Senza libertà sindacale non c’è giustizia sociale, e Maduro ha scientemente distrutto entrambe”. Cosi la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, in una intervista al quotidiano “Il Foglio” commenta le proteste dei giorni scorsi sotto l’ambasciata statunitense dopo il blitz che ha portato all’arresto di Maduro.
“Credo che oggi stupisca soprattutto il radicalismo politico e sociale che continua a leggere il mondo con categorie superate o che ancora insegue miti condannati dalla storia. Basterebbe parlare con una qualsiasi famiglia venezuelana o cubana per capire che si tratta di una deriva antioccidentale più identitaria che solidale. Più ideologica che utile ai popoli che pretende di difendere”, aggiunge la leader Cisl.
“In Venezuela, come in Iran e purtroppo in tanti altri regimi, il sindacato deve invece stringere le reti della solidarietà internazionale e promuovere processi di democratizzazione per sostenere popolazioni che si ribellano a feroci dittature. Non credo che il mondo abbia bisogno di classifiche del male, ma di chiarezza sul principi. E il primo principio, per noi, resta che la democrazia non è negoziabile, così come non lo sono i diritti civili, sociali e sindacali”.
Fumarola sottolinea ancora che “la dittatura di Maduro ha prodotto un disastro umano, economico e istituzionale che non può essere relativizzato né giustificato. Ha cancellato il pluralismo, represso il dissenso, distrutto il lavoro e ridotto alla fame un intero popolo. Questo è un fatto. Detto ciò, il superamento del diritto internazionale non può diventare la nuova normalità, qualunque sia il soggetto che lo pratica. Quando il multilateralismo entra in coma, il mondo diventa più instabile e più ingiusto. L’idea che la legge del più forte soverchi la forza della legge è un segnale pericoloso, non solo per il Venezuela ma per l’intero sistema globale. Penso a Taiwan, alla stessa Ucraina, o alla più recente escalation sulla Groenlandia”, chiarisce la leader nazionale della Cisl.
“Credo che vada rilanciata un’alternativa fondata sul diritto, sulla cooperazione, sul protagonismo democratico del mondo del lavoro. Oggi in Venezuela questa alternativa ha un volto chiaro: María Corina Machado che rappresenta una domanda autentica di libertà, partecipazione, ricostruzione. Ecco, è li che bisogna guardare, e non a salvatori esterni. La pace non si appalta né si privatizza”, conclude la numero uno della Cisl.




























