Di nuovo 8 marzo in una situazione dove la guerra è appunto nel cortile di casa e le donne non possono fare solo le pacifiste e scendere in piazza ma devono comunque tornare a fare politica vera senza accontentarsi degli strapuntini dei luoghi ,dei mass media dove si influenza poi in modi più o meno competenti la capacità di formarsi una opinione e scegliere e contare. Il mondo delle imprese tutto indifferentemente segue con apprensione l’evolversi della situazione in Medio Oriente, perché è ulteriore fattore di incertezza e instabilità nel contesto globale, che avrà ricadute economiche importanti a livello mondiale.
Gli effetti del conflitto andranno ben oltre i territori più direttamente coinvolti e si rifletteranno sulla mobilità internazionale delle merci e delle persone, sulle catene di approvvigionamento delle materie prime e dell’energia, quindi inevitabilmente sui costi a carico delle imprese. Quanto più durerà l’instabilità, tanto più gravi saranno gli effetti su energia, prezzi e commercio globale, con un concreto potenziale di escalation nell’area e conseguenze economiche pesanti per l’economia nazionale e locale. Abbiamo territori dove l’interscambio diretto con i Paesi del Golfo Persico non è particolarmente rilevante altri di più.
La conseguenza immediata del conflitto è l’interruzione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti più strategici al mondo per il commercio di energia, da cui transitano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, il 27% del petrolio mondiale, il 20% del gas naturale liquefatto e circa un terzo dei fertilizzanti. Ad oggi almeno 150 petroliere sarebbero ferme nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto. Anche senza un blocco formale di questo passaggio l’aumento del rischio percepito comporta una riduzione dei movimenti navali, costi dei noleggi più volatili e supplementi dei costi assicurativi.
La risoluzione del conflitto comporta informazione sistematiche certe e responsabilità per ognuno per fare il possibile per ristabilire in tempi brevi le condizioni per un accordo che porti ad una sistemazione tra le parti coinvolte perché solo con una soluzione condivisa si può garantire la stabilità e la ripresa economica dei Paesi coinvolti e in generale dell’economia mondiale. D
a quattro anni la competitività delle imprese è penalizzata dai sovraccosti energetici rispetto ai nostri competitor europei ed extraeuropei per bulimia di potere sulla pelle di uomini e donne di paesi schiacciati da predatori, e noi non possiamo gettare l’ostacolo della responsabilità oltre perché comunque il Paese è sotto attacco e la politica che divide non può prevalere sull’appartenenza partitica.
Ci vuole buonsenso e il coraggio di avanzare insieme e non perché siamo donne ma perché siamo elettrici, italiane, responsabili del nostro futuro. Il decreto energia, pensato per le famiglie e le PMI, deve essere subito reso operativo, abbiamo bisogno di soluzioni strutturali, a partire dal mercato unico europeo dell’energia. E, vista l’emergenza, l’Europa deve avviare una riflessione concreta sullo sforamento del Patto di stabilità perché è lì che ci giochiamo il nostro avvenire, certo anche con i girotondi ma dandoci una mossa.
Alessandra Servidori




























