L’Italia al palo, l’Italia in un vicolo cieco. Una narrazione che ci accompagna da anni, cui siamo talmente abituati da considerarla ormai una predestinazione. Ma è davvero impossibile immaginare che il nostro non sia un fatal destino e che Una nuova idea di Paese sia possibile? Non solo una speranza, ma una concreta possibilità che (stavolta) viene dal basso e diventa il titolo del saggio di Giovanni Marconi, giovane talento nel campo delle relazioni istituzionali e attivista politico che ha messo insieme diagnosi e cura della “povera Italia” con sguardo lucido, realistico e, soprattutto, rinnovato. Un libro contro la rassegnazione, che nasce dallo sdegno “per la realtà delle cose” e dal “coraggio per cambiarle. Un libro che l’autore dedica alla sua generazione, i Millennial, e alla Generazione Z; a chi è costretto ad andare via “in cerca di miglior fortuna” e a chi ha il coraggio di restare, nonostante tutto, per contribuire a migliorare il Paese “con la propria fatica quotidiana”. E la chiave di volta sta proprio nel lavoro.
Il saggio (Rubbettino, 116 pagine, 14 euro) è stato tenuto a battesimo giovedì 16 aprile nel corso di una discussione alla sala stampa della Camera dei Deputati. Luogo simbolico perché, come osservato da Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico e presidente della Commissione d’inchiesta della Camera sul lavoro, che ne ha curato anche la prefazione, il libro di Marconi può essere un prezioso contributo per la costruzione di alternative democraticamente partecipate per scrivere “un nuovo capitolo per il nostro Paese”.
Le soluzioni, infatti, passano da scelte politiche che diano risposte in controtendenza con tempi che, ormai, richiedono strumenti eccezionali. Ed è necessario che arrivino da voci giovani, fuori dalla “gerontocrazia” di palazzo, quelle stesse che animano il malcontento rappresentato anche dal plebiscito referendario dello scorso marzo, cui bisogna approfittare per trarre nuovo slancio. Che la leva culturale si accompagni a quella politica, auspica Martina De Vivo, giornalista e consulente per la comunicazione, perché smantellare le diseguaglianze sociali ed economiche è possibile solo se la rappresentanza politica dei giovani aumenterà, cosicché una generazione disillusa possa tornare ad avere fiducia nel futuro a casa propria.
Serve dunque coraggio politico, incalza Francesco Delzio della Luiss Business School, quello che è mancato finora. Centocinquantamila expat segnalano un punto di rottura generazionale e un malessere inequivocabile. Servono piani e strumenti straordinari per invertire la tendenza, a partire dai modelli organizzativi aziendali. Attualmente, nelle aziende italiane c’è scarsa possibilità di fare carriera, redditi bassi, debolezza nelle risposte alle esigenze di conciliazione vita-lavoro. Tutti valori contrari a quelli propri della Generazione Z e non solo. Top e middle manager ignorano l’elefante nella stanza, ma questo comporta un’enorme perdita di produttività, oltre che di competenze in grado di gestire il “nuovo lavoro”. Il sistema di command and control ha fallito, c’è bisogno di una rivoluzione a favore dei talenti con gesti che non siano solo di generosità, ma di prassi concrete e aggiornate.
Ma nell’analisi rientra anche lo status della contrattazione collettiva, anch’essa ritenuta incapace di intercettare le esigenze reali dei lavoratori. Tra i temi, Gribaudo si rifà alla battaglia per il salario minimo e a una certa resistenza delle parti sociali a riguardo: bisogna rafforzare sì la contrattazione, ma contemporaneamente avere consapevolezza che qualcosa non ha funzionato. Inoltre, serve anche una normativa sulla rappresentanza che dia nuova linfa e valore alle parti sociali per abbattere il fenomeno dei contratti pirata.
La Legge n. 144/2025 delega il Governo ad adottare decreti legislativi per rafforzare la contrattazione collettiva e garantire salari equi, intervenendo contro il dumping contrattuale. Entro aprile 2026, l’esecutivo è incaricato di definire i trattamenti economici minimi, specialmente nei settori non coperti da contratti collettivi nazionali o con contratti scaduti. L’auspicio è che arrivi qualcosa di diverso dai soliti decreti “Primo maggio”.
Insomma, l’ascensore sociale continua a essere fermo “al piano terra”, come ben osserva Marconi citando Walter Veltroni, e “i giovani più impegnati, intelligenti e preparati” sono impossibilitati a salire “quanto vorrebbero e meriterebbero”. È arrivato dunque il tempo di raccogliere gli spunti per sbloccare il meccanismo, come quelli offerti dal premio Nobel James J. Heckman intervistato durante l’ultimo Festival dell’Economia di Trento: investire nelle famiglie, nelle scuole e nel welfare state, riempire di senso la parola meritocrazia per liberarne il potenziale. Perché, aggiunge Marconi, “la carenza di merito nell’Italia attuale aumenta la disillusione a dismisura e induce migliaia di ragazze e ragazzi a scegliere ogni anno altri Paesi con opportunità maggiori e salari più alti”.
Elettra Raffaela Melucci

Titolo: Una nuova idea di Paese. Dal probabile declino alla possibile rinascita
Autore: Giovanni Marconi – Prefazione di Chiara Gribaudo
Editore: Rubbettino
Anno di pubblicazione: 2026
Pagine: 116 pp.
ISBN: 9788849888515
Prezzo 14,00€




























