Nel commentare i dati relativi alle vendite al dettaglio di settembre diffusi dall’Istat, Confesercenti sottolinea che la crisi del commercio “è grave soprattutto per i piccoli esercizi, che rispetto ad un anno fa hanno perso il 2,5% di fatturato. E che intanto continuano a chiudere: negli ultimi dodici mesi sono sparite quasi 5.800 negozi, di cui circa 750 sono botteghe alimentari.”
Nell’ultimo anno l’emorragia di negozi ha investito tutti i comparti. Particolarmente grave è la situazione nel commercio al dettaglio di moda, calzature e tessile: in un anno sono spariti 1.402 negozi. Non meno grave la situazione delle edicole e dei rivenditori di quotidiani e periodici (-518 imprese) e per le macellerie, di cui ne chiude per sempre una al giorno.
E mentre la “drammatica erosione degli spazi di mercato dei piccoli esercizi di vicinato continua, la spesa delle famiglie non riparte in modo netto. Un dato evidente dalle vendite degli ultimi tre mesi – continua Confesercenti – ma che emerge anche da altri indicatori, come quello dell’inflazione: la ridiscesa in campo negativo dell’indice dei prezzi ad ottobre testimonia infatti il momento di stallo ancora attraversato dalla nostra economia”.
In assenza di una spinta da parte della domanda, che non sembra incorporare i leggeri risparmi dovuti alla deflazione, “la crisi del commercio non finirà. Serve più sostegno diretto all’economia in generale e al rafforzamento, in particolare, della domanda interna. Che, ricordiamo, è anche il principale volano di crescita del nostro Pil”, ha concluso Confesercenti.




























