Nella classifica stilata dal Centro Studi di Confindustria tra i paesi produttori nel settore manifatturiero l’Italia sale dall’ottavo al settimo posto nel mondo, ma “ancora arranca” e la produzione industriale avanza con “un passo lento e incerto”.
La quota di valore aggiunto manifatturiero mondiale dell’Italia è scesa nel 2015 al 2,3%, quasi dimezzata rispetto al 2007. Corea del Sud e India continuano a fare meglio di noi.
La Cina consolida la posizione di leadership (28,6% la quota di valore aggiunto globale a dollari correnti), distante dagli Stati Uniti che restano al secondo posto con una quota del 19% e da tutte le altre potenze industriali del mondo avanzato.
Sul fronte dell’export dei manufatti, l’Italia scende al nono posto anche se la domanda per il Made in Italy è “forte e crescente”.
Nonostante i progressi segnati a partire dalla fine del 2014, i livelli di produzione manifatturiera del Paese sono, alla fine del terzo trimestre 2016, ancora molto lontani dal picco pre-crisi (-22%).
Per recuperare il terreno perduto e rilanciare il sistema industriale, l’Italia non può però contare, a differenza dei principali partner europei, su una presenza diffusa di multinazionali estere. Lo stock d’investimenti diretti esteri era nel 2015 pari al 26% del Pil, contro quasi il 60% della Spagna, il 43% della Francia e il 41% della Germania.




























