La legge di stabilità non convince i sindacati. Si è diffusa una generale insoddisfazione, infatti, relativa al decreto legge discusso ieri dal consiglio dei ministri. La Cgil e la Uil sono pronte a proteste forti e allo sciopero contro le misure della legge di stabilità che riguardano il pubblico impiego: dal blocco dei contratti a quello del turnover, dal taglio degli straordinari alle misure sulla liquidazione. Più morbido il parere di Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl: “Noi ci aspettavamo molto di più, ha detto, tuttavia è la prima volta, dopo anni e anni, che invece di caricarci di tasse c’è addirittura un segno positivo, un segno meno sulle tasse”.
“A me sembra che l’unica preoccupazione sia stata di stabilizzare la tenuta del governo, non l’economia” ha detto invece il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. Dello stesso parere è Giuseppe Farina, segretario generale della Fim Cisl: “La riduzione delle tasse sul lavoro è inadeguata e insufficiente a rilanciare i consumi e l’economia; eventuali iniziative sindacali in merito dovranno essere valutate e coordinate insieme a Cgil, Cisl e Uil”. Duro anche l’Ugl di Giovanni Centrella, che ritiene il ddl devastante per coloro che ormai sono stremati dalla crisi, dopo un progressivo depauperamento del potere d’acquisto degli stipendi, un ridimensionamento delle loro aziende e la perdita del lavoro. Critica anche la Confindustria che ha sottolineato come la legge di stabilità così concepita allontani dall’obiettivo di dare vigore alla lenta ripresa che si sta delineando. Giorgio Squinzi ritiene comunque che “invece di ricorrere allo sciopero bisognerebbe rimboccarsi le maniche e spingere nella direzione giusta il paese”.



























