L’Italia non ha ancora fornito a Bruxelles prove sulla rinuncia alla golden share, che conferisce allo Stato poteri speciali di intervento nelle aziende privatizzate come Enel, Eni, Telecom, Finmeccanica, Snam Rete Gas e si avvicina il suo deferimento alla Corte di giustizia Ue. Lo riferiscono fonti all’ANSA. Il 24/11 scorso l’esecutivo Ue ha deciso il ricorso alla Corte, ma ha concesso all’Italia un mese di tempo per evitarlo. Il dossier dovrebbe tornare sul tavolo del collegio mercoledì prossimo.
“La Commissione Ue ha già deciso di deferire l’Italia alla Corte, concedendole un po’ di tempo per mettersi in regola”, ha riferito la fonte. “Al momento, non sono giunti dall’Italia segnali che vanno in questa direzione, pertanto il ricorso alla Corte sembra inevitabile. Un margine di manovra è comunque ancora possibile”. “Prima che la macchina legale si metta in moto, serve tempo, alcune settimane», ha spiegato. Un periodo del quale l’Italia potrebbe ancora approfittare per evitare una condanna della Corte e, soprattutto, multe salate che potrebbero essere inflitte per ogni giorno di mancata messa in regola.
Il governo Monti si è impegnato a fare quello che gli esecutivi precedenti non hanno fatto negli ultimi dieci anni, e in cambio ha ottenuto a fine novembre il “congelamento” di un mese della lettera di deferimento alla Corte, per avere il tempo necessario di mettersi in regola.
L’Italia è già stata condannata nel marzo 2009 dalla Corte di giustizia per la golden share detenuta in Telecom Italia, ENI, Finmeccanica ed Enel. Una nuova condanna farebbe scattare automaticamente multe salatissime.
Secondo Bruxelles, la golden share è incompatibile con le regole del mercato unico perché protegge aziende strategiche da incursioni ostili e non gradite. La Commissione chiede all’Italia di rinunciare al potere di veto all’acquisizione di quote rilevanti delle società partecipate, che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto; al potere di opporsi a patti o accordi tra azionisti che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto e a talune decisioni prese dalle imprese, come quelle che riguardano fusioni o scissioni aziendali.
Incontrando Monti a Roma il 24 novembre scorso, il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier aveva garantito che l’Italia sarebbe stata trattata “in modo equo come tutti gli altri Paesi”. Cioè senza sconti. (LF)
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