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Home - Camera - Commissione Lavoro pubblico e privato

Commissione Lavoro pubblico e privato

22 Ottobre 2009
in Camera

(Dal Resoconto Sommario)




UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

 


Giovedì 19 settembre 2002.



SEDE REFERENTE

Giovedì 19 settembre 2002. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI.

Delega al Governo in materia previdenziale.
C. 2145 Governo.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 17 settembre 2002.

Giovanni CARBONELLA (MARGH-U), nello stigmatizzare la scelta del Governo di procedere attraverso il metodo, assai discutibile, delle deleghe, non intende tuttavia sottrarsi ad un confronto di merito, stante la delicatezza della materia oggetto del provvedimento in esame.
Sottolinea innanzitutto l’incoerenza di fondo fra taluni principi ed alcune disposizioni contenute nella delega in oggetto, evidenziando, a titolo esemplificativo, come il Governo avesse manifestato l’intendimento di non porre in essere alcun provvedimento di modifica strutturale della legge n. 335 del 1995, in considerazione del risultato positivo della riforma Dini, ed ora invece proponga il tema della decontribuzione. Anziché aprire un confronto a tutto campo, si è quindi preferito adottare scelte congiunturali che guardano ai conti economici ed al debito pubblico piuttosto che al miglioramento del sistema pensionistico.
Mentre valuta positivamente la garanzia offerta al lavoratore di poter esercitare in qualsiasi momento il suo diritto, una volta maturato, considera ancora confuso il meccanismo del rilascio del relativo certificato da parte dell’ente previdenziale. Non appare infatti chiaro se debba essere il lavoratore a richiedere il certificato o l’ente a trasmetterlo al lavoratore, così come non si comprendono gli effetti dell’eventuale mancata certificazione della posizione previdenziale del lavoratore.
Non condivide altresì la scelta secondo cui il lavoratore, qualora decidesse di proseguire il lavoro, dovrebbe dimettersi ed instaurare con la propria impresa un nuovo rapporto di lavoro a tempo determinato. Osserva in proposito che tale disposizione, oltre a contrastare con il diritto del lavoratore di lasciare il lavoro quando lo ritenga opportuno, attribuisce al datore di lavoro un enorme potere discrezionale. Rileva inoltre il carattere di ambiguità della formulazione concernente le «condizioni economiche almeno equivalenti», che annulla norme contrattuali e disposizioni di legge.
Concorda sulla possibilità di cumulo tra pensione di anzianità ed altri redditi, rilevando tuttavia la necessità di valutare l’impatto di tale disposizione con l’obiettivo di consentire al lavoratore di restare in attività. Occorre cioè definire criteri precisi di compatibilità, per evitare il rischio di favorire le uscite anticipate dal lavoro.
Circa il TFR, condivide l’obiettivo di promuovere ed accelerare lo sviluppo della previdenza integrativa. Non concorda invece su quanto contenuto nella delega in merito al superamento del vincolo contrattuale ed alla equiparazione di fatto tra previdenza complementare collettiva e previdenza individuale. Poiché ciò significa privilegiare la previdenza privata, ritiene necessario ristabilire la priorità dei fondi collettivi negoziati. Rileva l’esigenza di far decollare subito la previdenza integrativa destinando l’ammontare del TFR ai fondi pensione, di rendere obbligatoria la previdenza complementare collettiva e negoziata e di ridurre drasticamente l’imposizione fiscale per tutti i fondi, sino ad annullarla per i fondi collettivi negoziati.
Manifesta poi assoluta contrarietà in merito alla proposta del Governo concernente la riduzione da 3 a 5 punti percentuali degli oneri contributivi dovuti dal datore di lavoro, dal momento che si determinerebbe così un notevole deficit nelle casse degli enti previdenziali, mettendo conseguentemente a repentaglio le pensioni future.
Conclude rilevando che, per le ragioni esposte, l’impegno del suo gruppo durante tutto l’iter del provvedimento sarà teso ad evitare, per quanto possibile, conseguenze negative per i lavoratori interessati.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nel prendere atto del positivo contributo fornito dal deputato Carbonella relativamente alla questione della decontribuzione, ritiene che appaia difficile nella pratica individuare soluzioni alternative per la riduzione del costo del lavoro.

Giovanni CARBONELLA (MARGH-U) evidenzia la contraddizione rappresentata dal fatto che, mentre da una parte si intende procedere ad una decontribuzione dalla quale trae vantaggio l’impresa ma che si ripercuote negativamente sull’ente previdenziale, dall’altra proprio il Governo, nei giorni scorsi, ha bloccato il credito d’imposta sulle nuove assunzioni, mettendo così in difficoltà le imprese che vi avevano fatto affidamento.

Andrea DI TEODORO (FI) precisa di non ritenere pertinente il collegamento tra due strumenti – il credito d’imposta e la decontribuzione – che hanno finalità differenziate, pur essendo riconducibili all’unico obiettivo della promozione dello sviluppo. Rileva infatti che mentre il credito d’imposta è finalizzato alla produzione di investimenti, la decontribuzione nell’intendimento del Governo è tesa a ridurre il costo del lavoro, soprattutto in relazione alla possibilità da parte delle imprese di adottare politiche occupazionali espansive a favore dei giovani in cerca di prima occupazione. Osserva pertanto che attualmente il sistema previdenziale pubblico risulta inefficiente ed inefficace e deve essere ricondotto alla compatibilità con un mercato del lavoro in espansione.

Giovanni CARBONELLA (MARGH-U) ritiene che le osservazioni del deputato Di Teodoro rivelino scarsa considerazione verso il valore della solidarietà.

Andrea DI TEODORO (FI) pone l’accento sulla potenzialità di conflitto intergenerazionale insita in un sistema previdenziale che, lungi dal ripartire equamente i costi, pone questi ultimi a carico delle generazioni future.

Giovanni CARBONELLA (MARGH-U), nel rilevare come le forzature di carattere ideologico non corrispondano alla realtà del passato e nemmeno a quella del presente, replica affermando di non aver mai posto in discussione l’esigenza di non compromettere la posizione previdenziale delle future generazioni.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nell’esprimere apprezzamento per il contributo fornito attraverso gli interventi svolti nella seduta odierna, si rammarica della scarsa presenza dei componenti la Commissione nonostante risultassero numerosi iscritti a parlare in merito al provvedimento in titolo.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.45.



AVVERTENZA


I seguenti punti all’ordine del giorno non sono stati trattati:


SEDE REFERENTE


Trattamenti pensionistici di guerra.
C 806 Duca, C. 820 Innocenti, C. 1605 Burani Procaccini, C. 1960 Fiori, C. 3094, approvata dal Senato.


SEDE CONSULTIVA


Legge comunitaria 2002.
C. 3061 Governo, approvata dal Senato.

Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea.
Doc. LXXXVII, n. 2.

redazione

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