Consentire la costituzione delle Rsa, le rappresentanze sindacali aziendali, solo ai sindacati firmatari del contratto applicato in azienda lede i “valori del pluralismo e della libertà di azione” dei sindacati. E’ con questa motivazione che la Corte Costituzionale ha ‘bocciato’ l’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, con una sentenza – la 231/2013, relatore il giudice Morelli – che segna una vittoria netta della Fiom sulla Fiat. Immediate e pesanti le reazioni.
“La Fiat si riserva di valutare se e in che misura il nuovo criterio di rappresentatività, nell’interpretazione che ne daranno i giudici di merito, potrà modificare l’attuale assetto delle proprie relazioni sindacali e, in prospettiva, le sue strategie industriali in Italia”, ha fatto sapere il gruppo automobilistico. “Ora la Fiat – chiede invece il numero uno della Fiom, Maurizio Landini – fissi l’incontro da noi richiesto. E il Governo convochi un tavolo nazionale sulle prospettive occupazionali e gli investimenti del gruppo Fiat in Italia e si faccia garante della piena applicazione della sentenza anche attraverso una legge sulla rappresentanza”.
Se si consentissero la Rsa solo nei limiti fissati dallo statuto ora censurato, spiegano i giudici, i sindacati “sarebbero privilegiati o discriminati sulla base non già del rapporto con i lavoratori”, “bensì del rapporto con l’azienda”. Il “dato contingente di avere prestato il proprio consenso alla conclusione di un contratto con la stessa” finirebbe quindi col pesare sulle relazioni sindacali e sulla capacità di rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori.
Una contraddizione rispetto al mandato di un sindacato. Il modello disegnato dall’art. 19, infatti, “condiziona il beneficio esclusivamente a un atteggiamento consonante con l’impresa” o che ne presupponga l’assenso. Ma è proprio qui che “risulta evidente il vulnus” rispetto all’articolo 39 della Costituzione, perché emerge “il contrasto che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà di azione dell’organizzazione sindacale”. L’effetto sarebbe “una forma impropria di sanzione del dissenso” che andrebbe a condizionare la libertà del sindacato “in ordine alla scelta delle forme di tutela ritenute più appropriate per i suoi rappresentati”, con l’implicito rischio, avverte la Corte, “di raggiungere un punto di equilibrio attraverso un illegittimo accordo ad excludendum”.
Soddisfatto il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, per il quale “le motivazioni rese note dalla Consulta confermano l’importanza fondamentale della nostra costituzione nel suo ruolo di garante della democrazia, della libertà e dell’eguaglianza dei cittadini nei luoghi di lavoro.”



























