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Home - La biblioteca del diario - La globalizzazione è finita, di Rana Foroohar

La globalizzazione è finita, di Rana Foroohar

di Elettra Raffaela Melucci
7 Marzo 2025
in La biblioteca del diario
La globalizzazione è finita, di Rana Foroohar

La globalizzazione è finita: Rana Foroohar – giornalista economica di grande esperienza, editorialista e vicedirettrice del «Financial Times» – non lo preconizza come è di tendenza da quasi due decenni, ma lo asserisce e dimostra in un corposo volume edito da Fazi (a distanza di tre anni dalla prima edizione inglese) che si attesta a buon diritto come lettura definitiva di questa area della saggistica. Non più (e non solo) una lista di eventi, date e dati, ma un vero e proprio percorso maieutico di analisi del fenomeno che chiarisce una volta per tutte l’evidenza della fine di un’epoca. Nella Storia non esistono cesure tra un prima e un dopo e questo vale anche per la globalizzazione che, come indica Foroohar, sta digradando sempre più corposamente verso una nuova declinazione: la via locale alla prosperità in un mondo post-globale. «Molto spesso la “razionalità” dell’economia non si traduce secondo le aspettative degli esperti», avverte. Dopo la crisi finanziaria del 2008 e, più di recente, la pandemia di COVID-19 e la guerra in Ucraina, è «divenuto chiaro come la “mano invisibile” che dovrebbe reggere in un equilibrio sano e felice i nostri mercati, nonché la nostra economia nel suo complesso, non sempre agisca correttamente». Una realtà finariarizzata sganciata dall’economia reale, quella in cui gli individui sono coinvolti ogni giorno, non avrebbe potuto continuare ad avere vita lunga perché Wall Street non può continuare imperituramente a dominare Main Street.

Delocalizzazione e libero scambio come elementi stabilizzatori dell’assetto geopolitico hanno dimostrato tutta la loro fallacia, favorendo piuttosto concentrazioni di potere e ascese di nazionalismi, guerre tra ultimi e penultimi, schermaglie finanziarie tra superpotenze globali; la politica è fragile, non riesce a rispondere a vecchi e nuovi bisogni (che sono anche quelli ambientali) né tantomeno a gestire le inevitabili e inarrestabili rivoluzioni in corso, in primis quella tecnologica. «Anziché un’economia mondiale al servizio delle politiche interne e del benessere generale della popolazione in un’ampia gamma di Stati nazionali, abbiamo ottenuto un’economia mondiale al servizio di sé stessa», una scelta che ci ha condotti a una condizione di insostenibilità. Per questo il paradigma della globalizzazione sta cambiando: ai problemi del mondo occorre far fronte non più ritoccando modelli economici o tentarne un aggiornamento sostanzialmente per preservare lo stato delle cose, ma urge cominciare a pensare fuori dagli schemi. Che cosa conta? Chi conta? E in che modo la società dovrebbe riflettere tali interessi? È arrivato il tempo «di azzerare tutto. Dobbiamo condividere la ricchezza in maniera più ampia. Dobbiamo comprendere che il benessere economico non riguarda solo la crescita a livello internazionale o nazionale, ma piuttosto la gente reale, gli esseri umani che vivono in comunità specifiche. Le persone contano. I luoghi contano. Tutti i luoghi»; è arrivato il tempo di stabilire una nuova normalità che sia più equa e giusta.

Perciò, che fare adesso? Con una ricca serie di esempi, Foroohar ci dimostra come tutto ciò sia già in atto, che «gran parte del cambiamento di cui abbiamo bisogno» sta già avvenendo e come sia in corso un cambiamento epocale verso economie più localizzate e regionali (localnomics, come indica l’autrice), in cui produzione e consumo sono più vicini. Il ritorno al locale, alla dimensione più di prossimità, è contemporaneamente il ritorno a quell’homecoming che si evoca nel titolo originale del libro. Che, si badi, non è un rigurgito protezionista, ma un inevitabile ripensamento di prassi che sul lungo termine si sono rivelate una scure socio-economica. Gli strumenti di cui il capitalismo si è servito non vanno dismessi, ma riadattati a proprio favore – come, tra gli altri, le applicazioni della nuova tecnologia e lo smart working: «Dopo decenni, il divario tra capitale e lavoro si sta finalmente riducendo. Un’ondata di innovazioni tecnologiche sta rendendo possibile il trasferimento di posti di lavoro e di ricchezza in un numero nettamente maggiore di località, addirittura a casa propria. Una nuova generazione di lavoratori ed elettori (millennial) sta spingendo i politici e i leader aziendali a riportare le regole dell’economia globale al servizio del benessere collettivo. Le loro voci sono diventate talmente fragorose che persino gli economisti iniziano a prestarvi ascolto». Ciò, quindi non significa che tutto quel che è globale svanirà: «[…] le idee e le informazioni continueranno a diffondersi oltre i confini, forse persino più velocemente. Anche i capitali saranno mobili, sebbene sia improbabile che saranno liberi come in passato [e…] ci saranno maggiori limiti a ciò che le istituzioni finanziarie delle democrazie liberali potranno fare per sovvenzionare governi autocratici o nuocere al benessere economico dei cittadini nei loro paesi d’origine. Verranno inoltre ripensate le regole commerciali, come pure i diritti del lavoro e il modo in cui inserire i costi e i benefici della crescita economica all’interno dei dati che i politici utilizzano per plasmare il mondo in cui viviamo. Gli affari non riguarderanno più solamente gli azionisti, ma anche gli stakeholder. Il futuro non riguarderà un numero relativamente ristretto di individui molto fortunati che risiedono in poche località, ma la possibilità di riportare i frutti della crescita in seno alle comunità di tutto il mondo».

Con rara maestria, Rana Foroohar riesce a decostruire il fenomeno evitando la sistematica sequela dei fallimenti dell’iperglobalizzazione cui ormai – da lettori, consumatori e comprimari – siamo assuefatti a tal punto da non accorgerci più dei suoi effetti. Anzi, meglio: in questo libro non si propongono di fantasiose del prima-che-sia-troppo-tardi, ma di esperienze e risultati concreti raccolti proprio attraverso un viaggio sul territorio, incontro e scambio con profili intellettuali e politici di primo livello e riflessioni sulle varie esperienze che vanno intrecciandosi in maniera virtuosa. In La globalizzazione è finita non c’è spazio alcuno per la speculazione fine a sé stessa e la lettura che ne risulta è sorprendentemente arricchente. L’unica amara sorpresa è una prospettiva ottimista sulla fine dell’era Trump, che nell’anno di prima edizione originale del volume (2022) si credeva e sperava esaurita una volta per tutte. Dal 20 gennaio 2025 si sta assistendo a una pericolosa messa in discussione di una politica economica sicuramente imperfetta, ma comunque orientata a intraprendere la strada del benessere condiviso su scala più ampia. Donald Trump e la sua attuale squadra di Governo sono stati eletti perché hanno saputo interloquire con la pancia del paese, spaventata e frustrata proprio dagli esiti del neo liberismo sottoposto a stress sempre più forti e a cui, probabilmente, i democratici non hanno saputo far fronte. E pensare che le regole del neo liberismo sono state concepite proprio per arginare le autocrazie. Tra il fuoco di fila di ordini esecutivi, è difficile non pensare innanzitutto alla guerra dei dazi attualmente in corso che sta ridisegnando lo scenario globale. A vantaggio di chi, solo il tempo ce lo dirà.

Elettra Raffaela Melucci

Titolo: La globalizzazione è finita. La via locale alla prosperità in un mondo post-globale

Autore: Rana Foroohar

Editore: Fazi – Collana Le Terre

Anno di Pubblicazione: 2025

Pagine: 252 pp.

ISBN: 9791259674197

Prezzo: 24€

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

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