Si confermano e migliori del previsto i rafforzamenti dell’industria dell’area euro a luglio, inclusa l’Italia che secondo l’indagine tra i responsabili degli approvigionamenti delle aziende ha visto l’attività tornare a ritmi espansivi per la prima volta da due anni a questa parte.
Dai positivi anche dalla gigantesca Cina, secondo le indagini ufficiali dalle autorità. Unico neo è che invece la rilevazione condotta da un istituto privato ha segnalato un ulteriore indebolimento delle aziende del Dragone.
Guardando all’insieme dell’area euro, il generale Purchasing managers’ index relativo alle sole aziende del manifatturiero è risalito a 50,3 punti, dai 48,8 punti di giugno, al di sopra della soglia limite tra crescita e recessione dell’attività dei 50 punti e sui massimi da oltre due anni. I dati, riferiti dalla società di ricerche Markit Economics, sono lievemente superiori ai 50,1 punti indicati nella stima preliminare nei giorni scorsi.
In Italia, grazie all’aumento di produzione e nuovi ordini, l’indice Pmi sul manifatturiero, a 50,4 punti dai 49,1 punti di giugno, è risalito sopra i 50 punti per la prima volta da due anni, rileva Markit con un comunicato. Tuttavia continuano a diminuire a luglio i livelli occupazionali, anche se il tasso dei tagli ha rallentato per il quarto mese consecutivo.
Infine, a sorpresa si sono registrati miglioramenti anche sul gigantesco manifatturiero della Cina. In questo caso il Purchasing managers’ index è risalito a 50,3 punti, dai 50,1 di giugno. Tuttavia questo incremento, riportato dall’agenzia statale Xinhua, viene rilevato solo dall’indagine condotta da un ente parastatale, la Federazione degli approvvigionamenti della Cina. L’inchiesta condotta in loco dalla banca anglo asiatica Hsbc, per contro sempre di Markit, e che copre maggiormente le imprese medie, ha all’opposto marcato un calo dell’indice Pmi a 47,7 punti su luglio dai 48,2 del mese precedente. Non svaniscono quindi i timori di un rallentamento del Dragone, che nel secondo trimestre ha visto l’espansione del Pil moderarsi al più 7,5 per cento su base annua.
Peraltro tornando all’Italia “resta in apparenza qualche dubbio circa la sostenibilità della ripresa – avverte Phil Smith, economista di Markit – visto che le aziende risultano riluttanti ad aumentare i livelli occupazionali, gli acquisti e le giacenze a seguito dell’aumento della produzione e della domanda”. Per l’area euro in generale comunque il terzo trimestre “inizia col piede giusto”, sentenziano i tecnici della società.


























