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Home - Approfondimenti - Analisi - Lavoro, il mismatch migliora, ma l’emergenza resta. I dati del report Cnel-Unioncamere

Lavoro, il mismatch migliora, ma l’emergenza resta. I dati del report Cnel-Unioncamere

di Giuliano Cazzola
3 Marzo 2026
in Analisi
Uil Veneto, a Verona il convegno su donne e lavoro. Toigo: serve cambiamento culturale

C’è un grido di allarme che viene dalle imprese e che rimane inascoltato, perché solleva un problema di difficile soluzione e smentisce la narrazione catastrofista dominante, evidenziando l’incapacità del sistema ad affrontare questioni di nuovo conio. E’ quanto risulta – ormai in maniera cronica – dalle periodiche rilevazioni sul mercato del lavoro compiute dal CNEL e da UnionCamere, in collaborazione con l’Istat. I posti vacanti restano tali perché le aziende non riescono a reperire sul mercato del lavoro le professionalità occorrenti.

Il mismatch

Sul fronte del mismatch, il Report rileva un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente. ma l’emergenza resta conclamata: le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per il 46,1% dei contratti programmati (era il 48,4% nello stesso periodo del 2024),

. La crescita della domanda si concentra esclusivamente sulle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (+5,1%), che diventano il gruppo professionale più richiesto. Parallelamente, si assiste a una drastica razionalizzazione delle figure apicali e altamente specializzate: crollano le richieste per dirigenti (-20%), professioni intellettuali ad alta specializzazione (-12,4%), impiegati (-8,3%) e professioni tecniche (-4,2%).

Il Report si riferisce al secondo semestre del 2025, ma considerando l’intero 2025, la difficoltà di reperimento sale al 51% quando le imprese cercano laureati. Nel corso dell’anno, la quota di laureati under 30 ricercata dalle imprese è stata pari all’11% del totale delle entrate dei giovani.

Gli effetti sull’economia

L’attuale disallineamento tra domanda e offerta rischia di rallentare la piena operatività di settori trainanti per l’economia. E di influire negativamente sugli investimenti in nuove tecnologie (a scapito della maggiore produttività) perché le aziende non si impegnano risorse in nuovi macchinari se non possono contare su di un personale adeguato per la loro gestione. Le criticità restano infatti rilevanti, soprattutto nei comparti a maggiore contenuto tecnologico e innovativo. Le maggiori difficoltà di reperimento dei profili si concentrano in tre comparti: ● Costruzioni (oltre il 60% delle posizioni); ● Industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%); ● Servizi informatici e telecomunicazioni (51,4%); mentre diminuiscono, pur restando rilevanti, nel turismo e ristorazione (46,9%).

La concentrazione dei contratti

I contratti programmati dalle aziende nel secondo semestre 2025 si concentrano prevalentemente nel settore dei servizi, che assorbe oltre il 70% delle entrate complessive, confermando il ruolo trainante del terziario nel mercato del lavoro. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero complessivo delle entrate previste evidenzia una lieve contrazione (-1,7%), riflettendo un contesto di rallentamento della domanda di lavoro. Andamenti differenziati caratterizzano i singoli comparti: servizi turistici, di alloggio e ristorazione (+4,8%), servizi alle persone (+0,8%), servizi informatici e delle telecomunicazioni e i servizi avanzati di supporto alle imprese (-14,3%). Nel settore industriale, si osserva una dinamica complessivamente negativa. L’industria in senso stretto riduce le entrate previste del 6,8%, con cali diffusi nella maggior parte dei comparti manifatturieri. La contrazione più rilevante in valore assoluto riguarda le industrie metalmeccaniche ed elettroniche, che pur rimanendo il principale bacino occupazionale del settore, registrano una riduzione superiore al 10%. Nel complesso, il quadro del secondo semestre 2025 restituisce un mercato del lavoro caratterizzato da una moderata flessione della domanda, con segnali di resilienza nei comparti dei servizi più tradizionali e turistici e una più marcata debolezza nei settori industriali e nei servizi ad alta intensità di conoscenza.

I lavoratori stranieri

Nel secondo semestre 2025, le entrate previste di lavoratori stranieri (UE ed extra UE) si attestano su livelli sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo del 2024 (-0,4%), rappresentando circa un quinto del totale dei contratti programmati. I dati confermano che la domanda di lavoro straniero è orientata soprattutto verso i settori a più elevata intensità di lavoro ed a carattere stagionale, a fronte di una contrazione nei comparti più qualificati. Infatti, il comparto dei servizi turistici, di alloggio e ristorazione si conferma il principale bacino di assorbimento, con un incremento delle assunzioni (+6,3%), seguito dalle costruzioni, che mostrano una crescita significativa (+25,5%), riflettendo il perdurare del fabbisogno di manodopera nel settore. Positivo anche l’andamento dell’industria in senso stretto, trainato in particolare dalle industrie alimentari e da alcuni comparti manifatturieri. Al contrario, si osserva una riduzione delle entrate previste nei servizi a più elevata intensità di conoscenza, in particolare nei servizi informatici e nelle attività finanziarie e assicurative, nonché nel commercio.

La dimensione delle imprese

Nel secondo semestre 2025, l’analisi delle entrate previste per classe dimensionale d’impresa evidenzia un’evoluzione non molto differenziata del fabbisogno occupazionale, in un contesto complessivo di moderata contrazione della domanda di lavoro. Le micro e piccole imprese (1 9 e 10-49 dipendenti) continuano a svolgere un ruolo centrale nella dinamica occupazionale, registrando un lieve decremento delle previsioni di assunzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale andamento segnala una minore vivacità del tessuto produttivo di più piccole dimensioni, che resta, comunque, attivo nei settori dei servizi e nelle attività a più elevata intensità di lavoro. Le imprese di medie dimensioni (50-249 dipendenti) mostrano invece un quadro di maggiori variazioni negative, che possono riflettere strategie di consolidamento degli organici e una più attenta valutazione delle condizioni economiche generali. Le imprese con 250–499 dipendenti evidenziano una lieve flessione delle entrate programmate, mentre quelle con oltre 500 dipendenti presentano un incremento moderato delle assunzioni previste, confermando una maggiore capacità di tenuta e di pianificazione nel medio periodo. L’osservazione generale per il secondo semestre 2025 è l’evidenza di una fase di rallentamento che caratterizza la domanda di lavoro.

L’occupazione dei giovani

Gli ultimi dati disponibili, relativi al terzo trimestre 2025, registrano una diminuzione del numero di giovani occupati (-3,5%) rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto alla crescita generalizzata osservata nel 2024 e con una riduzione complessiva di 77mila unità rispetto al 2023. Nello stesso periodo prosegue anche la riduzione dei disoccupati (-4,7%), mentre aumenta in modo significativo l’area dell’inattività (+4,0%), che arriva a superare i 6 milioni di giovani che non fanno parte della forza lavoro (come studenti, neet, ecc.). La diminuzione della disoccupazione non si traduce quindi in un rafforzamento dell’occupazione, ma in una minore partecipazione al mercato del lavoro: su 12 milioni di giovani, oltre la metà (6,1 milioni) sono inattivi e “solo” 5,2 milioni sono occupati. L’incremento degli inattivi può riflettere il prolungamento dei percorsi formativi, condizioni di scoraggiamento nella ricerca di lavoro o difficoltà di accesso alle opportunità occupazionali. Questo andamento segnala criticità nei processi di transizione verso il lavoro e una crescente distanza tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo. Il quadro assume particolare rilievo se letto alla luce delle evidenze emerse nel Report. Nonostante le imprese segnalino diffuse difficoltà nel reperire personale e persistano fabbisogni elevati in diversi settori — soprattutto nei servizi, nelle costruzioni e nelle professioni operative — una quota crescente di giovani resta ai margini del mercato del lavoro. Tale apparente contraddizione evidenzia la persistenza di un disallineamento tra competenze disponibili e profili richiesti, nonché possibili criticità nei percorsi di orientamento e nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Il gap di genere

Nel terzo trimestre 2025 si registra una riduzione dei tassi di occupazione per entrambi i generi e per tutti i livelli di istruzione. Il divario di genere tra i tassi di occupazione nel terzo trimestre 2025 rimane elevato e si attesta a 11,6 punti percentuali. Il gap di genere si amplia ulteriormente considerando i livelli di istruzione più bassi: gli occupati senza titoli di studio o in possesso della sola licenza media superano di 16,7 punti percentuali le occupate. Anche per i diplomati il divario è molto ampio, pari a 18,2 punti percentuali.

Giuliano Cazzola

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