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Home - Notizie del giorno - Sindacati e imprese aprono vertenza nazionale sul petrolio in Basilicata

Sindacati e imprese aprono vertenza nazionale sul petrolio in Basilicata

27 Settembre 2013
in Notizie del giorno

Dopo aver chiesto formalmente al Governo nazionale un tavolo di confronto sul futuro della Basilicata e sulla necessità di definire una strategia complessiva per la regione, alla luce dell’importante contributo che la stessa da al sistema paese, a partire dal petrolio, le organizzazioni sindacali e datoriali hanno presentato in un documento la “piattaforma” contenente le priorità di azione.

“In coerenza con le proposte contenute nel Piano del Lavoro di Cgil, Cisl e Uil Basilicata e nel recente documento di Confindustria e Pensiamo Basilicata, riteniamo non più rinviabile un confronto che, mettendo intorno ad un tavolo tutti i diretti interessati (Governo Nazionale, Regione, parlamentari lucani, rappresentanze degli enti locali, grandi imprese e, ovviamente, organizzazioni sindacali e datoriali), possa intervenire in maniera concreta per delineare una strategia ed interventi di sistema, non più rinviabile. Questo il motivo per cui, qualche giorno fa, tutti insieme abbiamo chiesto formalmente al Ministro per lo Sviluppo Economico un incontro”. Così inizia il documento delle parti sociali.

“Il contributo che, responsabilmente, la Regione Basilicata da infatti al sistema energetico nazionale deve essere giustamente compensato in termini di maggiore occupazione, sviluppo, coesione sociale, attenzione all’ambiente. Oggi ancora di più alla luce della grave crisi che colpisce i nostri territori.  Ritenere sostenibile un aumento del contributo energetico che la Regione Basilicata da alla Strategia Energetica Nazionale senza fare i conti da un lato con le forti preoccupazioni ambientali delle comunità locali e dall’altro con la crescente disoccupazione, senza un protagonismo delle forze sindacali e datariali, senza un investimento complessivo in termini di maggiore coesione sociale, non solo è fortemente sbagliato, ma – alla lunga – controproducente ed inefficace, per l’intero sistema Paese.

Per queste ragioni è giunto il momento di aprire a livello nazionale una vero e proprio “Tavolo per la Basilicata”, con spirito costruttivo, ma anche con la determinazione necessaria per chi ritiene, come noi, che il rilancio della Basilicata sia parte di un’unica idea di rilancio economico e sociale del Mezzogiorno e del Paese.

Al riguardo proponiamo che, a partire dal tavolo nazionale da noi richiesto recentemente al Governo Nazionale, si compiano alcune scelte non più rinviabili. Due, in particolare, le osservazioni delle parti sociali. La prima e’ relativa al decreto del 12 settembre 2013, di cui viene chiesta la modifica. “Poiché la finalità dell’articolo è ristorare, con la costituzione di un fondo nazionale finalizzato allo sviluppo e il lavoro, i territori che contribuiscono all’aumento del proprio contributo alla SEN (strategia energetica nazionale)- si legge nella piattaforma- occorre applicare la quota aggiuntiva sulle imposte all’aumento dei barili estratti rispetto al contributo dato nel 2012. Tradotto:  le estrazioni e l’aumento già previsto delle estrazioni dell’Eni (ricordiamo ad invarianza del numero dei pozzi, anzi con una graduale diminuzione degli stessi) così come la messa in produzione delle estrazioni a Tempa Rossa (e relativi barili), contribuendo all’aumento su indicato, devono pienamente rientrare nelle prescrizioni del decreto (indipendentemente dalla nascita o meno di nuove società, dalla loro sede legale, ecc.) e relativi prelievi fiscali sulle società beneficiarie. Inoltre va assolutamente eliminato il tetto di 50 milioni, rappresentando un limite che deprimerebbe la funzione stessa di incentivo e ristoro, anche rispetto agli stessi andamenti di mercato. Infine, ma non per importanza, il fondo deve esplicitamente poter essere utilizzato anche per progetti strategici di tutela ambientale e della salute.

Il secondo punto riguarda la politica sulla royalties. Il documento chiede “un aumento significativo dell’attuale percentuale, oggi la piu’ bassa del mondo’’. Inoltre, si chiede che le risorse derivati dalle royalties “vengano sottratte dal Patto di Stabilità per permetterne un impiego finalizzato a poche misure”. Dentro questa rivisitazione occorre anche “modificare l’attuale normativa sulla carta carburanti, operando bene la giusta ripartizione tra aree estrattive e mere aree di stoccaggio e finalizzando le risorse (che altro non sono che il 3% del 10% complessivo delle attuali  royalties) non più all’acquisto di carburante, ma a progetti mirati, in capo alle regioni beneficiarie, per politiche di coesione sociale. Le risorse proveniente dalle royalties, così riunite, devono essere finalizzate a politiche per il lavoro e per il welfare (testo unico per il sostegno al reddito e al lavoro)”.

Il testo sottolinea inoltre che “visto l’importante contributo che la Regione Basilicata fornisce al Paese, il Governo deve impegnarsi, in concorso con le grandi aziende -a partire da Eni e Total e coinvolgendo anche altri grandi player- a definire un vero e proprio nuovo Contratto di Sviluppo avanzato per la regione Basilicata, con la promozione di insediamenti industriali manifatturieri per almeno 4-5 mila posti di lavoro, in settori diversi da quelli della mera estrazione petrolifera: bio plastiche, farmaceutica, nuovi materiali, produzioni connesse alle energie rinnovabili, ecc. Insediamenti da incentivare e accompagnare con la compartecipazione della stessa Regione Basilicata attraverso la nuova programmazione comunitaria 2014-2020.

“Su questi punti –conclude il documento- vogliamo aprire un confronto a tutto tondo, pronti a sostenere le nostre ragioni lottando fino in fondo, per dare alla Basilicata quei giusti riconoscimenti e quell’importanza che la nostra terra merita”.
 

 

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