Rischio di desertificazione per un Mezzogiorno sempre più spopolato, da cui “entro il 2065 spariranno due milioni di under 44, tra denatalità, disoccupazione e nuove emigrazioni”. Lo denuncia la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2013 diffuse oggi a Roma.
“Nel silenzio generale, lentamente, l’Italia sta cambiando geografia, per effetto del calo delle nascite, i minori rientri in età fertile, gli spostamenti delle componenti più dinamiche, giovani e qualificate verso il Nord. Dal 2012 al 2065 è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro-Nord”, si legge nel Rapporto. In altri termini, “la popolazione del Mezzogiorno sul totale nazionale crollerà dall’attuale 34% al 27,3%, da circa un terzo a circa un quarto.
Di questi, il 53%, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni: ciò significa che in assenza di misure specifiche rivolte all’incremento demografico il Mezzogiorno dei prossimi decenni sarà fortemente decimato nella sua componente più vitale, prolifica e produttiva”.
Una terra “a rischio desertificazione industriale, dove crollano consumi e investimenti, risale la disoccupazione ufficiale” e dove “in cinque anni le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350mila nuclei”.


























