L’undici marzo è stato trovato un accordo sul patto per l’Euro. L’intesa è stata necessaria dopo che la speculazione internazionale aveva perso di mira la moneta unica, individuandola come l’anello debole dell’ Unione Europea e della finanza mondiale, a seguito della crisi del debito greco, irlandese, portoghese e spagnolo. L’accordo, che si pone come obbiettivo quello di “estirpare divergenze eccessive e squilibri strutturali che hanno un impatto negativo sulla competitività e sui conti pubblici”, avrà conseguenze importanti sul modo del lavoro. I diciassette capi di governo dell’Eurogruppo hanno ,infatti, deciso di rendere la dinamica salariale coerente con quella della produttività. Si tratta per ora di un impegno politico da realizzare su base volontaria e secondo le modalità scelte da ciascun Governo dell’area euro (sulla base della propria legislazione) e sotto stretta sorveglianza da parte di Bruxelles, su base annuale. L’intesa dovrà essere confermata durante il prossimo vertice del 24 e 25 marzo nel corso del quale dovrà essere varato l’accordo globale per l’euro, che includerà anche la riforma del patto di stabilità e fondi di stabilizzazione Efsf e Esm a partire dal 2013.
La dinamica salariale è stata quindi giudicata dai 17 governi una delle cause che hanno creato squilibri negli ultimi anni e per rimettere il sistema in sesto è stato deciso che d’ora in poi si proverà a renderla coerente con quella della produttività. E’ stata trovata un’intesa anche sulla riforma del mercato del lavoro che verrà reso più flessibile. Prevista una riduzione delle tasse sul lavoro e l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Su questo punto si parla della limitazione dei prepensionamenti e di incentivi mirati per l’assunzione dei over 55. Saranno liberalizzati poi i settori protetti come i servizi professionali e il commercio al dettaglio, migliorati i sistemi di istruzione, avviati processi di innovazione e di miglioramento delle infrastrutture. Inoltre saranno anche ridotti gli oneri amministrativi per le piccole imprese. Tra le decisioni prese quella di favorire una profonda revisione dell’indicizzazione dei salari e di controlli del sistema finanziario attraverso “stress test” per le banche. Ancora da definire il nodo su base imponibile comune per le società, un’opzione, questa, molto cara a Germania e Francia, ma fortemente osteggiata da Estonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Irlanda e Lussemburgo.
Sembrerebbe essere stata accolta la richiesta dell’Italia in merito all’economia duale, al fine di prevedere una fiscalità più vantaggiosa a favore delle regioni dell’Unione Europea meno sviluppate. Così come nel monitoraggio dei debiti dei vari paesi si terrà conto non solo del debito pubblico, ma anche il debito privato di banche famiglie e imprese. Infine il coordinamento delle politiche fiscali avverrà in modo pragmatico, gli stati si limiteranno ad avviare “discussioni strutturate”. Si tratta di misure importanti che avranno riflesso nella vita di tutti i giorni dei cittadini europei anche se è da notare che si tratta di posizioni molto meno dure di quelle proposte dalla Germania che proponeva di rendere queste regole vincolanti e blindate nella sue esecuzione per tutti i partner della moneta unica.
Luca Fortis
























