Inizia al ministero del Lavoro la discussione sulla procedura di cassa integrazione per i lavoratori ex Ilva. “Avevamo chiesto che i manutentori fossero utilizzati per gli interventi ordinari e straordinari negli impianti, come peraltro previsto dalla normativa modificata nei mesi scorsi. Ora invece più del 50% dei lavoratori del gruppo viene messo in cassa integrazione”. Lo dichiara in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil.
“I commissari straordinari dicono in tutte le iniziative pubbliche che aumenterà la capacità produttiva, da qui a ottobre, e decidono di avviare la cassa integrazione per 5.200 lavoratori, che in questo modo interesserebbe circa 7.400 lavoratori, considerati anche quelli dell’llva in AS”. Un numero “ingiustificabile rispetto alla situazione dell’azienda”.
“Oggi dobbiamo sapere se arrivano i soldi per fare i lavori di manutenzione – ha aggiunto – abbiamo bisogno di certezze rispetto alla ripartenza dell’Ilva. No al fermo complessivo dello stabilimento. Quello che abbiamo contrastato con AercelorMittal oggi ce lo ritroviamo con i commissari. È inaccettabile”.
Intanto i segretari generali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno inviato una richiesta di incontro urgente sull’ex Ilva al presidente del consiglio, Giorgia Meloni, al sottosegretario Alfredo Mantovano e ai ministri Adolfo Urso, Giancarlo Giorgetti, Raffaele Fitto e Marina Calderone “in ragione dell`aggravarsi delle condizioni sociali e industriali in mancanza di una prospettiva di rilancio di lungo periodo”. Lo riferiscono le categorie dei metalmeccnaici di Cgil, Cisl e Uil.
Mercoledì 3 luglio, invece, si terrà al Mimit un incontro sul polo siderurgico di Piombino, “convocato dopo vari solleciti”, per il quale “si stanno sprecando parole e tempo ma la ripartenza complessiva non c’è”. Il governo “dovrà dare risposte concrete, ci sono circa 2mila lavoratori in bilico”.
“I lavoratori dell’ex Ilva e del polo siderurgico di Piombino hanno lottato e lotteranno per il loro diritto a tornare finalmente al lavoro. La siderurgia italiana ed europea è nel bel mezzo di un cambiamento epocale e di stravolgimenti geopolitici, da queste vertenze si può uscire solo con il lavoro, diversamente, l’industria italiana rischia di andare fuori mercato e di essere irrilevante sullo scenario globale”, conclude Scarpa.
e.m.




























