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Home - Approfondimenti - La nota - Confcom, Sangalli: Italia malata di “fiscocrazia”, ma la guerra è un peso per la crescita. Contratti pirata, no a interventi unilaterali

Confcom, Sangalli: Italia malata di “fiscocrazia”, ma la guerra è un peso per la crescita. Contratti pirata, no a interventi unilaterali

di Tommaso Nutarelli
14 Aprile 2026
in La nota
Confcommercio, il dumping contrattuale ruba oltre un miliardo di salario ai lavoratori e toglie alla casse pubbliche 553 milioni di euro

SEDE CONFCOMMERCIO LOGO

Ricercare la cause della mancata crescita nelle nostre debolezze strutturali e non negli shock esterni. È questo il significato dell’analisi del Centro studi di Confcommercio, “La scommessa della crescita per superare la crisi”, presentata in occasione del  venticinquesimo Forum a Villa Miani, durante il quale è stato lanciato Confcom, il nuovo nickname dell’associazione guidata da Carlo Sangalli.

I motivi del nostro declino economico possono essere riassunti in una parola: fiscocrazia. Dopo il boom economico, la crescita è progressivamente crollata: dal +4,7% del periodo 1966-1980, all’1,8% tra il 1981 e il 2007, fino allo zero dell’ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo. Ovviamente le troppe tasse e i lacci burocratici non rappresentano gli unici motivi di questo peggioramento, ma “è dimostrato – ha detto il presidente del Centro Studi, Mariano Bella, – che quando la pressione fiscale supera una certa soglia, 37-38%, questa ha un impatto negativo sulla crescita”.

Nonostante i ritardi strutturali della nostra economia, il 2026 si era aperto con segnali positivi per l’Italia. L’inflazione di marzo all’1,5% era la più bassa tra i 21 paesi dell’area euro. I consumi, tra gennaio e febbraio, registravano un 1% tendenziale, il Pil del primo trimestre segnava un +0,5% e quello tendenziale un +1%, e con una partecipazione al mercato del lavoro, sebbene in frenata, ai massimi di sempre, con 24 milioni di addetti. Lo scoppio della guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno riscrivendo in peggio queste condizioni favorevoli. Nella sua analisi Confcommercio ipotizza due scenari. Nel primo, quello base, con il prezzo del greggio a 100 dollari al barile fino al 31 maggio, il Pil crescerebbe dello 0,6% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027. I consumi si attesterebbero allo 0,7% per quest’anno e allo 0,8% per il prossimo anno e l’inflazione tornerebbe a crescere: 2,5% nel 2026 e 1,7% nel 2027.

Nel secondo, che prevede la soglia di 100 dollari al barile fino a febbraio 2027, l’andamento del Pil si avvicinerebbe quasi alla stagnazione: +0,3 nel 2026 e + 0,4% nel 2027. Anche i consumi seguirebbero una dinamica simile, +0,3% per quest’anno e + 0,5% nel prossimo, gli investimenti, nel 2027, calerebbero dello 0,1%, mentre l’inflazione supererebbe il 3%: 3,7% nel 2026 e 3,5% nel 2027. Per le famiglie Confcommercio stima, nel primo scenario, una di perdita di 434 euro rispetto all’assenza di conflitto. Con il secondo la perdita di è 529 euro rispetto a quello base e di 963 euro rispetto alla situazione in assenza di conflitto.

Per Confcommercio la scommessa della crescita può essere vinta lungo tre direttrici: lavoro, demografia e competenze. Nel 1982 erano quasi 25 milioni le persone che avevano meno di 30 anni, oggi sono 16 milioni, con un saldo negativo di 9 milioni. Numeri che hanno un impatto diretto sulla capacità produttiva. La leva principale per contrastare il declino è l’aumento della partecipazione femminile al lavoro. Rispetto al 2018, quando era al 48,4%, il tasso di partecipazione è cresciuto al 49,6%, ma con valori ancora al di sotto della media europea che è al 62,8%. Se l’Italia riuscisse a pareggiare il risultato europeo, il nostro mercato del lavoro, nei prossimi dieci anni, avrebbe 290mila nuove occupate all’anno, per un totale di 2,9 milioni di lavoratrici. Un obiettivo che per essere raggiunto richiede, tuttavia, dei cambiamenti: se alle donne continueremo a delegare i compiti di cura di figli e anziani e della gestione domestica la loro giornata dovrebbe essere di 37 ore.

L’altro punto è “passare dal denunciare, deplorare, stigmatizzare i presunti difetti del terziario di mercato, alla sua piana valorizzazione a partire da quello che chiamiamo Sense of Italy” spiega la ricerca. Negli ultimi 30 anni i lavoratori stabili dell’industria sono calati di 316mila unità e di 180mila nella pubblica amministrazione, mentre il terziario ha creato quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro. Un settore dunque in salute ma che deve fare i conti con la crescita dei contratti pirata. Su 6,7 milioni di lavoratori, 4,5 milioni sono coperti dai contratti sottoscritti da Confcommercio. Restano, tuttavia, oltre 272mila lavoratori coperti da contratti firmati da associazioni non maggiormente rappresentative. Di questi 154mila addetti subiscono contratti in dumping. Sottostare a contratti in dumping implica per i lavoratori una perdita di 8mila euro annui, tra RAL e altri istituti, e un minor gettito contributivo per la finanza pubblica pari 1,3 miliardi di euro, che per il 2025 vuol dire un soldo negativo per le casse dello stato di 560 milioni, ossia le risorse necessarie per un nuovo taglio delle accise.

“Il messaggio è molto chiaro: all’inizio del 2026 avevamo condizioni favorevoli, poi è arrivata la guerra in Iran. È uno scenario che pesa direttamente sui nostri settori, in particolare commercio, turismo, trasporti e servizi che sono i più esposti all’aumento dei costi, alla riduzione dei flussi di domanda e al rallentamento dei consumi. Le tensioni internazionali alimentano incertezza, frenano la domanda e colpiscono soprattutto le imprese più legate al territorio e ai consumi delle famiglie. E quando si fermano i consumi, si ferma il cuore stesso della nostra economia” ha detto il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. “Le crisi internazionali aggravano i nostri problemi. C’è bisogno di una nuova capacità di reazione”. Ma “il vero nodo dell’Italia è interno e viene da lontano: non siamo fragili per colpa delle crisi ma perché non abbiamo risolto i nostri problemi strutturali”.

In merito al tema dei contratti pirati, Sangalli li ha definiti  “un danno anche per il paese” ed è per questo che è necessario “introdurre alcuni principi che devono valere per tutte le organizzazioni di rappresentanza delle imprese”. Bene che negli ultimi giorni si sia “registrato un maggior interesse del governo a dare giustamente una risposta al lavoro povero perché si è finalmente compreso che il fenomeno del dumping è una vera piaga sociale che deve essere risolta”, ma combatterla “non è una battaglia di parte, ma una battaglia sociale che richiede il contributo di tutti. Non certo interventi unilaterali, calati dall’alto”, ha proseguito il presidente ricordando che sono stati “intensificati gli incontri con i sindacati e le altre organizzazioni di impresa per rinnovare i modelli contrattuali”.

“È inaccettabile tollerare che in un paese civile ci sia spazio per contratti che pagano di meno i lavoratori, alterano la concorrenza e creano disparità tra imprese e tra lavoratori. Proprio per questo occorre con urgenza un confronto con il governo su un tema così delicato. La crescita non si costruisce abbassando le tutele, ma alzando la qualità del lavoro” ha concluso Sangalli.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Giornalista de Il diario del lavoro.

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