La violenza di genere sul web è stato l’oggetto dell’iniziativa promosso dalla Slc-Cgil “Violenza di genere online: cos’è e come contrastarla”, organizzata presso la sede nazionale della confederazione in Corso d’Italia.
La violenza di genere assume molte facce, che nello spazio del web si moltiplicano enormemente, anche sulla base dello strumento e della piattaforma usata. In questo scenario, che vede coinvolte soprattutto donne giovani e giovanissime, e dove i nativi digitali, nonostante la loro definizione generazionale, non sempre hanno gli strumenti per governare una tematica così delicata, si aggiunge la grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Sul piano legislativo e di tutela siamo ancora in una fase embrionale. L’Europa ha prodotto, lo scorso marzo, l’AI Act, seguito poi da un accordo quadro che ha visto la luce a inizio settembre. Si tratta di una normativa, che interesse ancora solo i “fornitori” di intelligenza artificiale, che si basa su affermazioni di principio giuste, che pongono al centro la tutela della persona umana, ma che ancora nulla dicono sul tema della violenza di genere.
Su questo aspetto la Slc si è interrogata su come la contrattazione possa governare questi processi. Per il segretario generale della categoria, Riccardo Saccone, “bisogna partire dal presupposto che la tecnologia, che si chiami algoritmo o intelligenza artificiale, non è neutra. Questo lo abbiamo sperimentato durante la pandemia quando, da un giorno all’altro, milioni di lavoratori sono stati messi a lavorare da remoto, senza un minimo di formazione. Per molte donne vittime di abusi questo ha comportato di ritrovarsi nel luogo per loro più pericoloso”. Per Saccone la strada da perseguire è quella di “un serio percorso di alfabetizzazione digitale. Purtroppo questo è bloccato in larga parte dal digital divide, che non si traduce unicamente nell’impossibilità di accedere a determinate tecnologie, ma anche in un’arretratezza cultura ed economica, che geograficamente non si polarizza unicamente nella disparità tra nord e sud, ma anche in quella tra aree interne e metropolitane. Oggi è gravissimo che il pubblico non si faccia carico di eliminare questi ostacoli culturali, come avvenne, invece felicemente, grazie al maestro Manzi durante gli anni del boom economico”.
Per Giulia Guida, segretaria nazionale della Slc, la vera sfida “non riguarda tanto la sostituzione dell’intelligenza umana da parte di quella artificiale, ma come farle coesistere. Ci sarà un tema generazionale molto forte, da amministrare attraverso il welfare, la formazione e l’aggiornamento delle competenze. Il sindacato si è mosso allargando anche il proprio perimetro di rappresentanza, includendo nel contratto di settore figure, come i social media manager, che pur mantenendo una propria autonomia, possono comunque avere una rete di tutele. È chiaro che questi cambiamenti impongono un ripensamento dei tempi del sindacato e dalla contrattazione, ancora forse troppo legata a certi rituali”.




























