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Home - Approfondimenti - La nota - Ddl partecipazione, via libera definitivo al Senato con 85 voti a favore. Fumarola: si scrive una pagina storica per il lavoro. Cgil: cancella la contrattazione e la subordina alle imprese. Per la Uil è un passo indietro

Ddl partecipazione, via libera definitivo al Senato con 85 voti a favore. Fumarola: si scrive una pagina storica per il lavoro. Cgil: cancella la contrattazione e la subordina alle imprese. Per la Uil è un passo indietro

14 Maggio 2025
in La nota
Lavoro, la Cisl deposita alla Camera firme su legge partecipazione

Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. L’assemblea di palazzo Madama ha dato il via libera al testo con 85 voti favorevoli, 21 contrari e 28 astenuti.

Le nuove disposizioni sono il frutto della proposta di legge di iniziativa popolare della Cisl, messa in campo dall’ex leader della confederazione Luigi Sbarra e poi fatta propria dal Parlamento, con l’obiettivo valorizzazione esperienze già esistenti in diverse aziende. Si tratta di un intervento di natura promozionale (azionando la leva degli incentivi economici e contributivi, per imprese e lavoratori) e non ordinatoria.

“Con l`approvazione definitiva al Senato della `Legge Sbarra` sulla partecipazione, si scrive oggi una pagina storica per il mondo del lavoro e per l`Italia. Dopo 77 anni, l`articolo 46 della Costituzione trova finalmente attuazione grazie a una mobilitazione durata due anni”. È questo il commento della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. “Una lunga marcia che ha visto la Cisl raccogliere quasi 400mila adesioni in tutte le regioni, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei territori. Un cammino della responsabilità che ha fatto emergere con forza il valore popolare e antipopulista di questa riforma: una risposta democratica ai bisogni veri delle persone, verso un`innovazione che guarda al futuro e non al passato, lontana da ogni sterile ideologismo e demagogia”.

“Questa legge – prosegue – rappresenta una svolta culturale oltre che normativa. Per la prima volta il legislatore riconosce la partecipazione non come opzione astratta, ma come motore concreto capace di rilanciare salari, produttività, sicurezza e benessere lavorativo, legalità e giustizia sociale. Si valorizza la contrattazione collettiva come leva fondamentale per accordi partecipativi costruiti dal basso, nei luoghi di lavoro, incoraggiati da incentivi economici alimentati da un Fondo dedicato alla partecipazione dotato dal Parlamento di 71 milioni. Un modello inclusivo, che non esclude nessuna impresa, e che rafforza coesione, corresponsabilità, formazione e dialogo: valori indispensabili per affrontare le sfide dell`economia globale e della transizione produttiva.”

“Siamo orgogliosi del risultato, reso possibile da un forte lavoro collettivo e da un confronto aperto con le istituzioni. Ringraziamo chi ha creduto in questa riforma e l`ha sostenuta, dentro e fuori il Parlamento. Grazie a Luigi Sbarra per aver creduto dal primo momento in questo progetto. La Cisl – conclude Fumarola – continuerà ad accompagnare con responsabilità l`attuazione della legge, vigilando affinché diventi un`opportunità reale in ogni azienda. Perché solo insieme si costruisce un futuro del lavoro più giusto, partecipato e umano”.

Netta, invece, la stroncatura della Cgil. Secondo che la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, il disegno di legge sulla partecipazione “cancella la contrattazione e la si sostituisce con una logica di subordinazione delle relazioni nelle imprese. Tutto ciò – accusa la dirigente sindacale – è in totale contrasto con quanto previsto dall`articolo 46 della Costituzione che riconosce ai lavoratori il diritto di partecipare alla gestione delle imprese”. Re David spiega che piuttosto, con questa legge, “saranno unicamente le aziende ad avere il potere decisionale di concedere o meno tale diritto. E solo le aziende potranno decidere se dare vita alle Commissioni paritetiche, oggi già ampiamente diffuse per via contrattuale. Si depotenzia così, enormemente, il ruolo delle lavoratrici, dei lavoratori e dei sindacati”.

Per la segretaria confederale, infatti, “non è un caso che l`unico aspetto che si evidenzia nelle varie dichiarazioni è la partecipazione dei lavoratori agli utili, che di fatto svuoterà il rapporto tra salario aziendale e prestazione di lavoro. Se questa legge verrà applicata, ai lavoratori non verrà più riconosciuta pari dignità rispetto alla parte aziendale. Per questo – conclude Re David – sosteniamo che siamo di fronte ad una legge che, cancellando la contrattazione, rappresenta l`opposto della partecipazione”.

Negativo anche il commento della Uil. La legge, ha dichiarato la segretaria confederale Vera Buonomo, “rappresenta un passo indietro rispetto agli obiettivi originari: viene indebolita la prospettiva di costruire un modello partecipativo autentico, basato sulla centralità della contrattazione collettiva e sul coinvolgimento effettivo delle rappresentanze sindacali”. In questo modo, invece, “si è scelto di demandare tutto alla discrezionalità delle imprese, rinviando alle loro previsioni statutarie l’attivazione degli strumenti partecipativi”, finendo di svuotare di significato la partecipazione e ridurla “a una concessione, priva delle garanzie e del bilanciamento che solo il confronto sindacale può assicurare”. Ancora più grave, incalza Buonomo, “è l`esclusione delle aziende pubbliche partecipate, delle banche e degli istituti di credito dall`ambito di applicazione della norma. Una scelta miope che cancella la possibilità di promuovere una cultura della democrazia economica proprio in settori strategici per il Paese”.

Secondo la Uil “si sarebbero potuti aprire, invece, spazi concreti di sperimentazione per un nuovo modello di governance, più equo, trasparente e condiviso. In una fase storica di grandi trasformazioni, la partecipazionedei lavoratori non può essere trattata come un`opzione, ma dovrebbe essere, piuttosto, uno strumento per affrontare questi cambiamenti con maggiore coesione, responsabilità e visione. Rinunciare a un coinvolgimento reale – ha concluso Buonomo – significa indebolire le imprese stesse, privandole di un contributo strategico per l`innovazione e la sostenibilità”.

Soddisfatto, invece, il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, che definisce l’approvazione definitiva della legge”un passaggio di straordinaria rilevanza per il mondo del lavoro e per il nostro ordinamento. Dopo 77 anni, viene finalmente data attuazione all`articolo 46 della Costituzione, restituendo piena dignità al principio della partecipazione, da sempre parte integrante dell`identità dell`UGL e del suo progetto di democrazia economica”.

Per Capone, infatti, la norma introduce “strumenti concreti per valorizzare il ruolo attivo dei lavoratori” e per questo “accogliamo con soddisfazione questo primo passo, che rappresenta non solo un segnale politico forte ma anche una misura concreta per rafforzare la competitività delle imprese e il senso di appartenenza dei dipendenti”. Il tutto in un contesto “di trasformazioni profonde, dove la partecipazione dei lavoratori non è solo un principio costituzionale, ma una leva strategica per affrontare le sfide dell`innovazione, della formazione e della tenuta occupazionale”.

Da Capone arriva un appunto alla reazione della Cgil che, secondo il suo punto di vista, avrebbe opposto “resistenze ideologiche” anche “su un tema così importante e condivisibile”, leggendo il provvedimento “in chiave difensiva e distorta, mentre proprio il rafforzamento della partecipazione contribuisce a dare nuova forza alla contrattazione collettiva e a rendere più inclusivo il sistema produttivo”.

“Occorrerà ora lavorare per rendere strutturale e non più facoltativa l`applicazione della norma, prevedendo l`obbligatorietà di forme di partecipazione almeno nelle aziende pubbliche e gradualmente anche in quelle private. L`Ugl – conclude – continuerà a impegnarsi in questa direzione, per costruire un modello di sviluppo più equo, in cui i lavoratori non siano semplici spettatori ma protagonisti consapevoli e corresponsabili del futuro delle imprese e del Paese”.

 

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