United Airlines, la seconda compagnia aerea statunitense, in bancarotta dallo scorso dicembre, ha raggiunto un accordo preliminare con le organizzazioni sindacali degli attendenti di volo e degli spedizionieri, finalizzato a ridurre sensibilmente i costi di gestione.
L’ intesa, che dovrà essere ratificata nelle prossime settimane, non è stata svelata nei dettagli ma, insieme a quella stretta il mese scorso con i rappresentanti sindacali dei piloti, dovrebbe portare United vicina all’ obbiettivo di ridurre i costi di lavoro di 2,56 miliardi di dollari in sei anni, attraverso il taglio di salari, benefit e bonus concessi ai propri dipendenti.
Il raggiungimento dell’ accordo rappresenta una delle poche notizie positive per la compagnia aerea (intenta a riorganizzarsi nel più breve tempo possibile), toccata duramente da questo difficile periodo per il comparto del trasporto areo.
Per la casa di Chigago, nel mese di marzo, il traffico dei passeggeri – colpito dal conflitto iracheno e dalla diffusione a livello mondiale della polmonite atipica – è calato del 5,7% rispetto al medesimo periodo dell’ anno prima, con le maggiori flessioni registrate sulle rotte transatlantiche (-19%) e asiatiche (-13,5%).
Cali riportati, in via generale, anche dalle altre concorrenti di United: sempre in marzo, Northwest Airlines ha visto scemare il proprio traffico del 6,4% (-25% sulle tratte transatlantiche; -6,8% su quelle asiatiche) e Us Airways – fresca di riemersione dall’ amministrazione controllata – del 16% complessivo.
Oltre ad annunciare l’ intesa preliminare con i sindacati dei piloti e degli spedizionieri , United ha reso nota l’ intenzione del suo amministratore delegato, Glenn Tilton, di ridursi il proprio stipendio a 712.500 dollari all’ anno, dai 950.000 dello scorso dicembre, quando l’ azienda era caduta in fallimento.
La mossa di Tilton – che manterrà comunque i suoi 3 milioni di dollari in bonus e ha già calcolato in 4,5 milioni di dollari il proprio piano pensione – arriva dopo la decisione del numero uno di Delta Airlines, Leo Mullin, di eliminare dalla propria busta paga 9,1 milioni di dollari (dagli oltre 13 dell’ anno precedente) in seguito alle critiche rivolte dal Congresso verso i salari degli amministratori delegati delle aziende dei cieli, apparsi fin troppo consistenti in un momento di così ampia difficoltà per l’ intero settore a livello internazionale.
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