Costituzione di un organismo, con la partecipazione delle parti sociali dell’Ue e del Pakistan, finalizzato alla gestione di strumenti e programmi congiunti che garantiscano in modo diffuso la promozione del rispetto dei diritti fondamentali del lavoro e la verifica della coerenza sociale di un eventuale accordo commerciale: è quanto chiedono i sindacati confederali italiani in una lettera inviata dai responsabili dei dipartimenti internazionali Luigi Cal, Giacomo Barbieri, Carmelo Cedrone ai ministri Ruggiero, Marzano, Urso e all’ambasciatore a Bruxelles Vattani.
In vista del Consiglio dei ministri in corso a Bruxelles, i sindacati desiderano attirare la loro attenzione sui contenuti dell’accordo commerciale speciale con il Pakistan proposto dalla Commissione Europea. Esso prevede la rimozione e la riduzione delle tariffe doganali e l’aumento delle quote di importazione dei prodotti Tessile e Abbigliamento dal Pakistan, in considerazione della situazione eccezionale in cui si trova questo paese e come ”strumento di pace”.
”Pur comprendendo la gravità della situazione in Pakistan e la necessità di un forte sostegno nei confronti di questo paese nella lotta al terrorismo, registriamo con preoccupazione che l’accordo proposto farebbe uso degli speciali meccanismi di incentivo riservati dall’Unione specificatamente ai paesi che rispettino le norme sociali fondamentali” scrivono Cisl, Cgil e Uil nella lettera. ”Il sindacato italiano – precisa per telefono Cecilia Brighi, del dipartimento internazionale Cisl – non è affatto protezionista, ma ritiene che anche in questa gravissima situazione sia fondamentale il rispetto dei diritti sindacali, dato che attualmente un’ulteriore apertura dei mercati europei al Pakistan avrebbe come unica conseguenza di arricchire un ristretto numero di imprenditori locali e non di migliorare le condizioni della popolazione”. In questi giorni, infatti, si sta assistendo ad attacchi di inaudita violenza contro i dipendenti da parte di alcune aziende che beneficeranno di tali aperture. Altri imprenditori hanno corrotto ufficiali del ministero del lavoro affinchè non adempissero al loro obbligo di registrare i sindacati. Al leader sindacale di Sialkot è stata distrutta l’auto come ammonimento. Nel settore tessile e abbigliamento che produce in Pakistan per l’esportazione si registrano sistematicamente violazioni, ampiamente documentate, dalle norme fondamentali del lavoro ed in particolare di quelle sulla libertà di organizzazione sindacale e di contrattazione. I lavoratori e i sindacalisti di questa zona sono vittime di continue minacce e dell’uso intimidatorio di licenziamenti, come denunciato anche all’Oil. Moltissimi lavoratori sono stati licenziati, e a loro sono stati destinati i primi 5 mila dollari raccolti da una sottoscrizione della Cisl.
”Sappiamo che l’Italia ha espresso forti riserve rispetto all’accordo commerciale speciale con il Pakistan proposto dalla Commissione europea”, concludono i sindacati, dicendosi certi dell’attenzione e dell’iniziativa dei ministri e richiamando le preoccupazioni espresse dalle Federazioni nazionali del settore in relazione alle politiche commerciali per il Tessile e Abbigliamento che l’Unione Europea si appresta a sostenere in vista dell’imminente Conferenza Ministeriale della Wto.
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