“Abbiamo bisogno non in generale di patti, ne abbiamo una quantità. C’è un problema di applicazione di patti esistenti, a partire da quelli fatti con Confindustria, e affermare accordi precisi su salari, salute e sicurezza, investimenti. Poi, serve una vera riforma fiscale”. Così il leader della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo al congresso della Cisl “con franchezza” e “senza ipocrisie”.
Il mondo del lavoro “non è mai stato diviso e frantumato come adesso – ha detto – il rispetto reciproco è la condizione per costruire un’azione che veda tutte le organizzazioni sindacali impegnate, evitando caricature reciproche. Non ho alcun pregiudizio quando si parla di partecipazione. L’unità è un valore, non è una semplice somma. E’ un diritto dei lavoratori”.
Landini ha sottolineato che “i salari non stanno aumentando come dovrebbero. C’è una questione salariale grande quanto una casa. Il ruolo dei contratti e della contrattazione è fondamentale. Serve un rilancio dell’azione contrattuale”.
Ma per il numero uno della Cgil è “contraddittorio dire che si è contrari al salario minimo e poi accettare aumenti del 6%” nel pubblico impiego a fronte di “un’inflazione del 17%”. Diversi passaggi dell’intervento di Landini non sono stati graditi dalla platea congressuale della Cisl.
Landini ha aggiunto che “ci sono livelli di precarietà come in nessun altro Paese e un livello di investimenti pubblici e privati insufficiente. Siamo nel pieno di una guerra, cosa mai vissuta; nel pieno di scelte politiche che vanno nella direzione di spese senza precedenti per il riarmo, con un’idea di sicurezza fondata sulle spese militari. In un Paese come il nostro, come l’Europa, c’è il rischio di tagliare altre spese sia sul terreno dello stato sociale, dei diritti e della qualità lavoro che delle politiche industriali”.
























