Accusata di eccessivo ottimismo nell’aprile scorso – quando puntò su un’espansione di Eurolandia e nell’Ue pari al 2,8% nel 2001 e ed al 2,9% nel 2002 – la Commissione europea ha tagliato drasticamente le sue stime di crescita: le nuove cifre – che saranno rese note domani nel rapporto autunnale e che l’Ansa è in grado di anticipare – ‘fotografano’ l’aumento del Pil della zona euro all’1,6% quest’ anno ed all’1,3% il prossimo (1,7% e 1,4% nell’Ue), in perfetta coincidenza con le più fresche revisioni del Fondo Monetario dopo gli eventi dell’11 settembre.
Per l’Italia, l’esecutivo di Bruxelles sposa la linea di previsioni più pessimistiche rispetto a quelle del governo: la crescita si fermerà nel 2001 all’1,8% e scenderà all’1,3% nel 2002, contro il +2,0% e +2,3% indicate nel programma di stabilità inviato nei giorni scorsi alla Commissione.
L’inflazione proseguirà la sua discesa, dal 2,7% medio di quest’anno (contro il 2,8% della zona euro ed il 2,5% dell’Ue) all’1,7% nel 2002 (1,8% in Eurolandia ed 1,7% nell’Ue).
In uno scenario internazionale ancora fortemente dominato dall’ incertezza, la Commissione dipinge dunque un quadro che rinvia almeno alla seconda metà del 2002 il rimbalzo dell’ economia Usa e di quella europea.
Gli effetti degli attentati in Usa e della crisi successiva – che si sono innestati su un quadro già di pre-recessione negli Stati Uniti e di netta frenata in Europa – saranno ben visibili nell’ultima parte del 2001 e peseranno negativamente sulla performance del primo semestre 2002. E neanche una buona performance nella seconda parte dell’anno riuscirà a mantenere Eurolandia sugli stessi livelli del 2001.
Nella zona euro, le sforbiciate alle previsioni di crescita si riflettono direttamente sulle stime in tema di conti pubblici.
Sotto i riflettori sono soprattutto i tre ‘big’ di Eurolandia – Germania, Francia ed Italia – che fanno parte del ristretto gruppo di paesi ancora lontani dal pareggio di bilancio.
In Germania – come aveva anticipato il ministro delle finanze Hans Eichel all’ultima riunione del Consiglio Ecofin, e come ha confermato ieri la Bundesbank – il deficit si attesterà quest’ anno sul 2,5% del Pil (contro un obiettivo iniziale dell’1,5%) e su un valore analogo nel 2002 (contro un target dell’1,0%).
La crescita non andrà infatti quest’anno oltre lo 0,7-0,8% e sarà di poco superiore il prossimo. Anche per la Francia, Bruxelles sarà più pessimista rispetto alle previsioni di crescita del governo (2,1% nel 2001 e 2,3% nel 2002), con i conseguenti effetti sui target di bilancio. E l’Italia, che nel programma di stabilità fissa all’1,1% ed allo 0,5% del Pil gli obiettivi 2001-2002, non sfuggirà alla ‘regolà: le previsioni della Commissione non si discosteranno in modo sostanziale da quelle dell’aprile scorso (disavanzo dell’1,3% quest’anno e dell’1,0% il prossimo).
Resta da vedere quanto le differenze fra i numeri di Bruxelles e quelli dei governi peseranno negli esami dei nuovi programmi di stabilità e nelle eventuali raccomandazioni di politica di bilancio che ne scaturiranno. La Commissione Ue ha già detto che sforamenti limitati degli obiettivi a causa della minor crescita saranno tollerati e che l’attenzione si concentrerà sui deficit strutturali. Ma il dibattito, nei prossimi mesi, si annuncia vivace.
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