Occupazione dello stabilimento ex Ilva a Taranto dopo le assemblee di sindacati e lavoratori, con presidi a oltranza e blocchi stradali, e blocchi sulla A10 Genova-Savona tra Genova Pra’ e l’allacciamento A10/A7 verso Genova per la manifestazione degli operai di Cornigliano. La mobilitazione contro il piano governativo entra dunque nel vivo, scandita dal grido “vergogna, vergogna” dei manifestanti, che chiedono il ritiro del piano presentato nei giorni scorsi, garanzie sul futuro produttivo e occupazionale e la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi.
Occupato anche lo stabilimento di Genova Cornigliano. Questa notte i lavoratori hanno dormito all’esterno della fabbrica come forma di protesta contro la chiusura. Il presidio potrebbe durare fino a domenica. Ad esprimere la propria solidarietà ai lavoratori in sciopero anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis, che ieri hanno incontrato sindacalisti e operai al presidio permanente in piazza Savio chiedendo un intervento del governo ed in particolare del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Quello presentato dal Governo per l’ex Ilva è “un piano di chiusura inaccettabile”, ha detto Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Taranto, nel corso dell’assemblea. “Hanno provato a scaricare le responsabilità. Adesso basta. Se anche i commissari sostengono questo Governo e dicono che ci sono non 6.000 lavoratori in Cigs, ma 4.450 in cassa e altri 1.550 in formazione, significa che vogliono prendere in giro i lavoratori”.
La Fiom di Taranto ha calcolato che sulla base delle 96.000 ore di formazione comunicate al tavolo a Palazzo Chigi per 1.550 lavoratori “sarebbero meno di 8 giorni a testa – ha spiegato Brigati – il punto vero è chi fa questa formazione? Chi sarebbero questi 1.550 fortunati? La verità è che il Governo ha deciso di chiudere. Quello che sta emergendo è che non ci sono le risorse, questo lo dice il Governo aggiungendo che non ne metteranno altre. Il Governo è stato chiaro: si arriverà a febbraio. Gli acquirenti interessati allo stabilimento, dunque, hanno tempo fino a febbraio”.
Il sindacalista della Fiom ha aggiunto che “la settimana scorsa avevamo sospeso le iniziative di mobilitazione e lo sciopero. Lo avevamo fatto con senso di responsabilità. Aspettavamo delle risposte differenti. Oggi dobbiamo mettere in campo iniziative di mobilitazione, a partire dall’occupazione dello stabilimento. Senza possibili futuri acquirenti e senza risorse per poter andare avanti a fine febbraio lo stabilimento chiuderà”.
Brigati ha parlato anche dei quattro player interessati: “Da un lato ci dicono che ci sono quattro acquirenti, due ‘incappucciati’ perché non li conosciamo in quanto c’è un patto di riservatezza; dall’altra parte ci sono due fondi statunitensi che sui 6.000 esuberi non hanno pronunciato una parola. Dopo Genova e Novi Liguri anche Taranto non è disponibile ad accettare un piano di chiusura. Il Governo sta provando a scaricare sui lavoratori e sulla comunità attraverso la cassa integrazione. Noi mettiamo in campo un’iniziativa di mobilitazione forte.
Prepariamoci perché non sarà una semplice passeggiata e non sarà una sola giornata di mobilitazione. Questo è solo l’inizio”.
Intanto i lavoratori dell’impianto di Novi Ligure hanno proclamato altre 24 ore di sciopero contro quello che viene definito come “piano di chiusura. “Andiamo avanti, aspettando un incontro con il prefetto, con picchetti a oltranza”, minaccia la Fiom.

























