Si è svolto questa mattina a palazzo Chigi l’incontro tra il governo e i sindacati sulle nuove norme in preparazione in materia di immigrazione. La riunione è stata presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, mentre per i sindacati sono stati presenti la segretaria generale aggiunta della Cisl, Daniela Fumarola, la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli, il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, e le sigle Ugl, Usb, Confsal, Cisal e Confintesa.
Per Mantovano l’azione del governo a contrasto dei traffici irregolari è stata un successo: nonostante “mille ostacoli, anche interni”, quanto fin qui intrapreso ha permesso, ad oggi, di abbattere di circa il 66% (siamo ai 2/3) gli arrivi illegali rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, e di oltre il 30% rispetto al medesimo periodo del 2022, quando non erano ancora esplose le crisi a Gaza e in Libano. “Questo – ha aggiunto – è stato possibile, nonostante la fortissima pressione migratoria dal Sud del Mediterraneo, grazie ai rapporti di collaborazione sempre più stretti con alcuni degli Stati di origine e con quelli di transito, in particolare con Tunisia e Libia”.
Bene ma non benissimo, però: la disciplina va migliorata e a tal fine occorre rafforzare la sinergia tra governo, ministeri e parti sociali, sempre “nel rispetto dell’indirizzo di questo governo in materia di immigrazione”. La riflessione, sottolinea Mantovano, trae spunto da una ricognizione effettuata nei mesi scorsi dalla presidenza del Consiglio, insieme con tutti i ministeri che hanno competenza in materia, che ha riguardato l`applicazione delle norme esistenti e che ha portato alla luce alcune anomalie che richiedono correttivi che saranno analizzati “in un prossimo Cdm”.
In particolare, ha precisato il sottosegretario, “le richieste di far affluire in Italia lavoratori stranieri da parte di imprese localizzate su alcuni territori (in particolare, la Campania) sono manifestamente eccedenti rispetto alla capacità di assorbimento del tessuto imprenditoriale dei territori stessi”. Inoltre “molti stranieri affluiti in quei territori per finalità di lavoro non stipulano poi alcun regolare contratto di lavoro (in Campania, meno del 3%). Tale ultimo problema si riscontra in proporzioni differenti in quasi tutte le Regioni italiane”.
“Per la portata dei numeri e dei territori maggiormente interessati, è verosimile l`ipotesi – ha rimarcato – dell`esistenza di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nella gestione delle domande: è da ritenere che i ‘decreti flussi’ siano stati utilizzati come meccanismo per consentire l`accesso in Italia, per una via formalmente legale, a persone che non ne avrebbero avuto diritto, verosimilmente dietro pagamento di somme di denaro. C’è una conferma nelle indagini in corso, che stanno facendo emergere questa realtà. L’impulso dato dalla procura di Salerno dopo l’esposto del Presidente del Consiglio, col coordinamento di varie indagini, sta dando riscontri”.
Per Mantovano l`ipotesi di infiltrazioni criminali appare avvalorata anche dalla constatazione che la stragrande maggioranza degli stranieri entrati in Italia negli ultimi anni avvalendosi del “Decreto Flussi” proviene dal Bangladesh, stato in relazione al quale “le autorità diplomatiche hanno prospettato l`effettiva esistenza di fenomeni di compravendita di visti per motivi di lavoro. Aggiungo che tale Stato è contemporaneamente quello dal quale fino al 20/09/24 proviene la maggioranza relativa di ingressi irregolari. Ciò presuppone l`esistenza di un collegamento tra organizzazioni presenti nello Stato di partenza e nello Stato di arrivo”.
Un vero e proprio “meccanismo di frode e di aggiramento delle dinamiche di ingresso regolare”, eccepisce Mantovano, “con la pesante interferenza del crimine organizzato, che oltre a descrivere un fenomeno delinquenziale, di fatto impediscono ai decreti flussi di effettuare l’incrocio tra disponibilità di lavoratori di Paesi extra Ue e richiesta delle imprese”.
Molte le proposte al vaglio per correggere questo “quadro preoccupante”, come definito dallo stesso Mantovano, tra cui: incentivare la precompilazione delle domande, anticipata rispetto al click day, ampliando e rendendo effettivi così i tempi per i controlli e i controlli stessi al fine di definire i fabbisogni di manodopera – e, di conseguenza, le quote – sulla base delle domande precompilate; realizzare l`interoperabilità tra il sistema informatico in uso e altre banche dati – ministero dell’interno, ministero del Lavoro, Inps, Camere di commercio, Agenzia delle Entrate – per una verifica immediata dei dati inseriti nella domanda; controlli automatizzati per giungere alla inammissibilità delle richieste infondate o di un invio di alert al datore di lavoro per completare dati mancanti; più click day durante l`anno e specializzati, per tipologie di settori; semplificazioni amministrative di vario tipo; redazione informatizzata del contratto di soggiorno, per rispettare il termine degli 8 giorni dall`ingresso in Italia del lavoratore; segnalare i datori di lavoro che non hanno provveduto alla stipula del contratto di lavoro dopo l’ingresso dello straniero in Italia, cui verrebbe precluso l`accesso al sistema con i successivi decreti flussi; prevedere un tetto massimo di domande per datore di lavoro, in relazione alle dimensioni dell`azienda; mantenimento dei canali di ingresso speciali, anzitutto per i rifugiati e per gli apolidi.
e.m.

























