Continua la triste conta delle morti sul lavoro. Quattro vite spezzate in un solo giorno. A Torino un uomo di 68 anni stava lavorando su una gru, a dodici metri d’altezza, in Via Genova. Alle 7,30 del mattino, mentre stava cambiando un cartellone pubblicitario di un palazzo di cinque piani, il cestello della gru che lo sosteneva avrebbe ceduto facendolo precipitare. Lavorava sulle gru da due anni.
Poco prima delle 11, a Monza, un uomo di 48 anni è morto all’interno della ditta Gusberti, un’azienda specializzata in lavorazioni industriali con sede in via Angelo Mauri. “Trauma da schiacciamento”. Il personale dell’automedica ha tentato inutilmente di rianimarlo.
Sempre questa mattina, a Riposto, nel Catanese, un uomo di 40 anni è precipitato da un’impalcatura perdendo la vita sul colpo. Era impegnato nell’ampliamento dei capannoni di una ditta di serramenti per edilizia.
Infine a Roma, nel pomeriggio, un operaio è morto schiacciato da un macchinario sulla banchina del Tevere, in Piazza Trilussa.
“A pochi giorni dal secondo anniversario della strage di Brandizzo, in cui cinque lavoratori persero la vita travolti da un treno in corsa, ci troviamo di fronte all’ennesimo lunedì che somiglia a troppi altri: 4 morti e 3 feriti. Una strage silenziosa, quotidiana, che colpisce di fronte agli occhi delle famiglie, dei colleghi e di un’intera società che non può dirsi civile se non è in grado di garantire luoghi di lavoro sicuri”, dichiara il Presidente nazionale ANMIL Antonio Di Bella.
“Non possiamo più accettare che il dolore e l’indignazione si ripetano ogni giorno senza un cambiamento concreto. I numeri parlano chiaro: nei primi sette mesi del 2025 l’INAIL ha registrato 607 morti sul lavoro, con un aumento del 5,2% rispetto all’anno precedente. Le denunce di infortunio hanno già raggiunto quota 349.444, mentre le malattie professionali sono cresciute del 9,9%, raggiungendo le 59.857 denunce”, continua il Presidente ANMIL.
“Come ANMIL chiediamo un cambio di passo immediato e radicale: più prevenzione, più controlli, più formazione mirata. Le norme non devono restare parole sulla carta, ma trasformarsi in tutele concrete nei cantieri, nelle fabbriche, in ogni luogo di lavoro.
Serve soprattutto una vera svolta culturale: la sicurezza non è un costo da contenere, ma un valore imprescindibile da difendere ogni giorno. Alle famiglie colpite da queste tragedie va la nostra vicinanza e il nostro sostegno. Sappiamo bene – forse più di chiunque altro – cosa significhi affrontare questo dolore tanto improvviso quanto devastante. E continueremo a batterci, senza sosta, perché nessuno debba più pagare con la propria vita il diritto al lavoro”.

























