Nel primo bimestre dell’anno le assunzioni sono calate del 28% e le cessazioni del 34%. In un anno di pandemia sono andate perse 124.000 posizioni di lavoro nel settore privato. È la fotografia scattata dall’Inps nell’Osservatorio sul precariato relativo al mese di febbraio.
Il saldo annualizzato, vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, in modesta flessione già negli ultimi mesi prima della pandemia, ha subito un drastico ridimensionamento a marzo 2020 ed è divenuto negativo nel mese di aprile 2020 (-301.000): la caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria e il collegato rinvio delle assunzioni hanno portato il saldo a toccare il valore più basso a giugno (-381.000). A luglio si è avviata un’inversione di tendenza (-272.000) proseguita lentamente fino a novembre (-97.000). Con la seconda ondata della pandemia a dicembre si è registrato un nuovo peggioramento che ha portato a fine anno ad una riduzione dei posti di lavoro rispetto al medesimo momento dell’anno precedente pari a 116.000 unità, aggravatasi ulteriormente a gennaio (-138.000). Il risultato di febbraio segnala una tendenza meno negativa, con un saldo che si è attestato a -124.000.
Analizzando l’andamento per le singole tipologie contrattuali, si registra ancora un significativo incremento per il tempo indeterminato (+220.000) dovuto, vista la contrazione delle assunzioni, dalla contrazione delle cessazioni, esito delle norme straordinarie varate nell’ultimo anno (ampia possibilità di accesso alla Cassa integrazione e blocco dei licenziamenti). Moderatamente negativo risulta il saldo per l’apprendistato (-12.000) mentre il somministrato rileva un risultato positivo (+23.000) risultando meno segnato nella seconda ondata della pandemia rispetto a quanto osservato invece nella fase iniziale. Gli altri contratti a termine (tempo determinato, stagionali, intermittenti) evidenziano tutti risultati negativi: complessivamente le relative posizioni di lavoro risultano -354.000 a febbraio 2021 su febbraio 2020, mostrando quindi una variazione marginale rispetto al dato di gennaio (-365.000).
Nei primi due mesi del 2021 le assunzioni riferite ai soli datori di lavoro privati, sono state complessivamente 835.000. Sebbene si tratti di un dato provvisorio, destinato ad essere rivisto al rialzo, la differenza rispetto allo stesso bimestre dell’anno precedente (1.168.000) è molto consistente, pari a circa -28%, e risente ancora del generale raffreddamento delle assunzioni determinato dai riflessi della pandemia sul contesto produttivo ed economico. Il risultato di febbraio (-26%) è comunque leggermente migliore di quello registrato per gennaio (-31% su gennaio 2020). La contrazione delle assunzioni riguarda tutte le tipologie contrattuali e va da un minimo del -12% per i rapporti in somministrazione a un massimo del -46% per quelli intermittenti.
Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-febbraio del 2021 sono risultate pari a 80.000, in marcata flessione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-40%). In crescita (+14%) risultano le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo, pari a circa 18.000.
Le cessazioni nei mesi di gennaio e febbraio 2021 nel complesso sono state 629.000, in diminuzione del 34% rispetto ai primi due mesi dell’anno precedente (954.000). Come per le assunzioni, anche per le cessazioni la dinamica di contrazione ha interessato tutte le tipologie contrattuali.
Nel periodo gennaio-febbraio 2021, 5.286 rapporti di lavoro (3.170 assunzioni e 2.116 trasformazioni a tempo indeterminato) hanno usufruito dei benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni (legge n. 205/2017), risultando in flessione del 71% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in cui erano stati oltre 18.000.
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