Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ieri ha lanciato un monito sulle condizioni di lavoro nel nostro Paese in vista della Festa del Primo Maggio, hanno centrato nel segno suscitando le reazioni anche da parte degli esponenti delle associazioni datoriali. “Il lavoro non è un costo da contenere”, afferma Stefano Cuzzilla, presidente di CIDA, “è il capitale più prezioso su cui costruire il futuro. Le parole del Presidente della Repubblica ci ricordano che senza giusta remunerazione non può esserci né crescita né coesione sociale.”
Rilanciando l’allarme sul tema dei salari bassi, che sta colpendo in particolare il ceto medio e le nuove generazioni, Cuzzilla ha sottolineato che “chi investe in studio, impegno e competenze si trova troppo spesso in un sistema che fatica a valorizzare il merito. È una frattura profonda, che rischia di spezzare il patto tra le generazioni. Se i giovani non credono più che lavorare serva a costruire un futuro, l’Italia perde capitale umano, credibilità e fiducia.”
Pertanto, CIDA richiama anche le cause strutturali che aggravano il problema: tessuto produttivo troppo frammentato, investimenti insufficienti in innovazione e formazione, pressione fiscale elevata, con addizionali regionali e comunali che penalizzano proprio chi lavora regolarmente e contribuisce.
“In questo scenario – aggiunge Cuzzilla – si alimenta un clima di sfiducia generale. Si accetta che chi evade venga premiato, mentre chi rispetta le regole resta schiacciato. Così si genera ingiustizia, e si disincentiva proprio il lavoro qualificato di cui il Paese ha più bisogno.”
Preoccupa anche l’equilibrio del sistema previdenziale: per la prima volta, le pensioni assistenziali hanno superato quelle contributive. “Un segnale da non sottovalutare – avverte – che finisce per colpire chi ha sempre sostenuto il sistema con responsabilità.”
Alla vigilia del 1° maggio per il presidente CIDA è necessario sottolineare che l’unico lavoro da sostenere è quello di qualità. “Difendere il valore del lavoro, del merito e del rispetto delle regole – conclude – non è una battaglia ideologica: è l’unico modo per tenere in piedi l’Italia che lavora, produce e forma futuro.”

























