“Per la prima volta, dopo molti decenni, c`è una positiva concertazione tra politica e finanza, per definire il contributo delle banche alle coperture della prossima legge di bilancio”. Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato da Radio Inblu2000, l`emittente della Conferenza episcopale italiana.
“E’ dunque un contributo, e non una nuova tassa, che, secondo i nostri primi calcoli, vale 2,5 miliardi di euro per due anni, 1,5 miliardi nel 2025 e 900 milioni nel 2026. Si tratta di liquidità che le banche anticipano nelle casse dello Stato. Dal punto di vista tecnico, si interviene tecnicamente sulle imposte differite, cioè, in sostanza, crediti d`imposta che le banche stanno spalmando dal 2016 al 2029”, ha aggiunto Sileoni.
Per quanto riguarda la manovra, in generale, Sileoni ha detto che ci sono “luci e ombre. L`aspetto positivo è la conferma del taglio del cuneo fiscale” mentre “la criticità è rappresentata dal fatto che il governo, per la crescita economica, punta tutto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, senza aver pianificato altri grandi investimenti, ragion per cui se non vanno in porto i progetti del Pnrr , la crescita sarà a rischio.
La scommessa insomma è questa, ma per vincerla è necessario un maggior coinvolgimento dei privati, va tagliata la burocrazia e ridotti i tempi”.
























