Il segretario generale della Filctem Cgil, Marco Falcinelli, intervistato da Collettiva sulla vertenza Nerviano Medical Sciences ha ribadito che quanto sta accadendo nel sito del milanese “è molto grave” e mette a rischio “non solo una parte importante delle attività di ricerca e sviluppo, ma anche e soprattutto la qualità della vita delle persone, la salute pubblica e pone il paese nella condizione di dover rinunciare ad una attività, quella della scoperta di nuovi farmaci, che è fondamentale proprio per permettere alle persone di curarsi ed avere, dall’attività di ricerca, le risposte ai problemi di salute ed una prospettiva di futuro, soprattutto per quanto riguarda la ricerca nel campo della cura dei tumori”.
Nerviano Medical Sciences è un centro di ricerca oncologica italiano focalizzato sulla scoperta e lo sviluppo di farmaci contro il cancro, considerato uno dei principali poli in Italia e realtà strategica per il Sistema sanitario nazionale. Lo scorso 15 luglio la direzione di Nms– controllata dal fondo di investimento cinese PAG – ha comunicato l’intenzione di chiudere le attività di ricerca del gruppo nei dipartimenti di Chemistry e Biology di Nerviano, con il licenziamento di 73 dipendenti su 123 totali e il trasferimento dei restanti nella sede di Corsico.
Secondo Falcinelli, “tutti i settori dell’industria rispondono ormai sempre più a logiche di mercato e non a logiche industriali, senza curarsi dei bisogni e della qualità di vita delle persone. La finanza punta ad avere il massimo del risultato in tempi brevissimi, mentre l’industria ha bisogno di tempi più lunghi, soprattutto per quanto riguarda la ricerca farmaceutica, dove ad esempio per arrivare alla commercializzazione di un farmaco o di una molecola si può impiegare anche 10 anni con costi di miliardi di euro”.
Il segretario generale della Filctem Cgil fa notare come “in un paese che vede ogni anno migliaia di ricercatori andare all’estero per poter realizzare le proprie competenze, i biologi e i chimici della NMS, queste altissime professionalità, hanno coraggiosamente deciso di rimanere. Scelta che però il paese non premia. In Italia ormai le attività di ricerca preclinica sono state quasi completamente abbandonate dall’industria farmaceutica. Gli investimenti nel nostro paese di ricerca sviluppo ci collocano all’ultimo posto in Europa sia in termini di percentuale su Pil, sia in termini di percentuale legata al valore aggiunto dei settori. Investiamo circa l’1,3% del Pil complessivo, gli investimenti pubblici sono dello 0,5%, la media europea è del 2,1%, la media Ocse del 2,8%. La Germania, da sola, investe il 3,1% del Pil. Se facciamo un confronto rispetto ai settori ad alta intensità di conoscenza anche da questo punto di vista i numeri ci mostrano un quadro impietoso: la Spagna investe il 7,62%; la Francia il 9,18%; la Germania l’11,44%; gli Stati Uniti il 14,56%. Mentre l’Italia è solo al 6,9. In uno scenario del genere i ricercatori, quelli che scelgono di rimanere, rischiano di essere penalizzati fortemente”.
Riguardo il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della NMS è stata inviata una richiesta d’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “È una vertenza che deve avere una rilevanza di carattere nazionale – conclude Falcinelli – perché si intreccia non solo con i destini delle attività di ricerca del nostro paese, ma riguarda l’industria di settore, riguarda le politiche sanitarie e riguarda soprattutto il benessere e la qualità della vita delle persone”.




























