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Non si placa la guerra dei rider, nuovo scontro tra sindacati e piattaforme

redazione
Febbraio11/ 2021

Non si placa la guerra dei rider. La nuova puntata prende spunto da un sentenza del tribunale di Firenze, che il 9 febbraio scorso ha rigettato il ricorso di Nidil, Filt, e Filcams Cgil Firenze,

contro la piattaforma Deliveroo. Per l’Ugl Rider si tratta della ‘prova’ che i rider sono lavoratori autonomi, come non ha mancato di sottolineare il segretario della categoria Vincenzo Abbrescia, che aggiunge: la sentenza “riconosce piena legittimità al contratto Assodelivery-UGL sottoscritto il 15 settembre 2020, una decisione che, nella sostanza, ribadisce un concetto che ha dei riflessi giuridici ma anche sociali: il lavoro dei rider in Italia è autonomo”. Ma Abbrescia lancia anche una stoccata alla confederazione di Corso Italia: “Restiamo basiti che la CGIL continui a produrre una serie di ricorsi contro le piattaforme, considerando peraltro il fatto che si stanno tenendo dei tavoli di confronto con le medesime piattaforme, oggi destinatarie di ricorsi legali.”

Pochi minuti, ed ecco la dura replica della Cgil, per bocca della segretaria confederale Tania Scacchetti: “Restiamo basiti di fronte a quanto dichiarato quest’oggi dall’Ugl. Affermazioni che strumentalizzano la sentenza emessa dal Tribunale di Firenze. Una sentenza che ci lascia perplessi, ma che non riconosce i rider lavoratori autonomi, come invece dichiarato dall’Ugl”.

Addentrandosi nel dettaglio della giurisprudenza, le dirigente sindacale spiega che il giudice di Firenze ha rigettato il ricorso “in quanto ritiene che lo strumento processuale dall’art. 28 L. 300/70 non possa essere utilizzato per l’impossibilità di effettuare approfondimenti istruttori sulla natura dei rapporti dei rider. L’ordinanza pertanto non legittima il modello adottato da Deliveroo, non entra nel merito della qualificazione dei rapporti di lavoro, non si esprime sulla ‘qualità’ dell’accordo sottoscritto da Assodelivery e Ugl né tanto meno sul merito della condotta antisindacale”.

Per Scacchetti “è sconfortante che l’Ugl, nonostante abbia sottoscritto un accordo illegittimo, contestato anche dai lavoratori e dal Ministero del Lavoro, oggi provi a strumentalizzare l’esito di una sentenza che di altro parla e ad altri si rivolge”. “Se la controparte datoriale non si renderà finalmente disponibile a ragionare sull’estensione dei diritti e delle tutele per i riders, a partire dall’applicazione della contrattazione nazionale vigente (firmata da Cgil, Cisl e Uil), continueremo a mobilitarci, anche per vie legali ottenendo vittorie come quelle già conquistate”, conclude la segretaria confederale.  Ma non è finita, perché le tre confederazioni, con un comunicato unitario, tirano in ballo la stessa Assodelivery, che raduna le piattaforme maggiori e che ha sottoscritto il contratto ritenuto ”illegittimo”, informando di aver scritto ai vertici dell’associazione per chiedere il “ripristino delle corrette relazioni sindacali”. In questo caso, la ragione del contendere è la notizia – ”appresa dagli organi di stampa”, precisano Cgil, Cisl e Uil – dell’adozione da parte di Uber Eats di un suo protocollo in materia di salute e sicurezza sul lavoro a tutela dei rider.  Protocollo che, per i dirigenti sindacali, contiene in realtà misure “non particolarmente significative e ben lontane dai reali bisogni dei rider”, tanto più che sul tema è in corso una trattativa per ottenere ”impegni ben più incisivi” in materia di contrasto al caporalato e su salute e sicurezza, rispetto a quelli decisi da Uber Eats “in modo unilaterale”.

“Qualora Assodelivery non sia più intenzionata a proseguire il negoziato – avvertono i sindacati – non ci resterà altro che riprendere la nostra campagna di mobilitazione per rivendicare il diritto all’inserimento di questi lavoratori nelle tutele dei contratti collettivi nazionali di lavoro”.

NP

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