Quando si progetta un nuovo edificio, un impianto produttivo o un’infrastruttura energetica, la creatività e il calcolo strutturale sono solo metà del lavoro. L’altra metà è ottenere il permitting , cioè l’insieme di autorizzazioni pubbliche che certificano la compatibilità nelle nuove costruzioni con l’ambiente, il territorio e la sicurezza delle persone. Una “patente”, dunque, senza la quale il progetto non può avanzare. Attivarlo presto e governarlo con metodo trasforma norme e controlli in un acceleratore di qualità, sostenibilità e tempi certi di cantiere.
A ogni nuova opera consegue un percorso autorizzativo che, a seconda della scala e della localizzazione, coinvolge determinati protagonisti – ministeri, regioni, comuni, enti ambientali – e richiede i titoli ben precisi (come Autorizzazione Unica, Autorizzazione Integrata Ambientale, permesso di costruire, pareri di ASL e Vigili del Fuoco, nulla osta paesaggistici). In Italia, poi, ottenere un sì definitivo può richiedere da alcuni mesi a oltre tre anni, ritardi che incidono pesantemente sulla realizzazione delle strutture.
Lavorando fianco a fianco con progettisti, studi di ingegneria e imprese, IRIDE – Istituto per la Ricerca e l’Ingegneria dell’Ecosostenibilità coordina studi ambientali, relazioni tecniche, iter in Conferenza dei Servizi, fino alla consegna digitale sul nuovo portale “Permitting” del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’obiettivo è trasformare procedure potenzialmente conflittuali in processi chiari, tracciabili e più rapidi. Dal dicembre 2024, infatti, tutte le richieste di Autorizzazione Unica per i sistemi di accumulo “stand alone” devono passare per il portale ministeriale dedicato.
Considerare il permitting parte integrante del concept progettuale permette di costruire meglio e assicurarsi che innovazione, business e sostenibilità procedano insieme, senza compromessi di retroguardia.



























