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Home - Approfondimenti - La nota - Start up e sviluppo economico, la nuova traiettoria dell’economia italiana in un convegno al Senato

Start up e sviluppo economico, la nuova traiettoria dell’economia italiana in un convegno al Senato

di Elettra Raffaela Melucci
23 Febbraio 2026
in La nota
Un concorso che premia le migliori start up sociali under 35

Innovazione, competitività, crescita: le startup tornano al centro del dibattito nazionale. Il nostro paese, secondo in Europa per economia manifatturiera, conta 14.000 imprese innovative, per lo più start up, che generano 8,8 miliardi di euro e impiegano 60.000 persone. Un quadro positivo, ma non ancora abbastanza. Come renderlo più solido è il tema di un convegno organizzato dalla Fondazione Italia Protagonista, che si è svolto il 20 febbraio presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani: un laboratorio di idee e un momento di riflessione, in cui rappresentanti del mondo politico, industriale e accademico hanno messo in comune proposte e spunti.

L’urgenza è rendere l’Italia più attrattiva per gli investitori, superando la sola dimensione nazionale e puntando su una strategia comune a livello europeo. È in questo contesto, ha sottolineato il ministro dello Imprese Adolfo Urso, che nasce il 28esimo Regime europeo, una proposta di quadro giuridico uniforme valido in tutti gli Stati membri, pensato per affiancarsi alle normative nazionali e semplificare regole e procedure per le imprese innovative. L’obiettivo è creare un mercato più efficiente, capace di favorire la nascita di grandi campioni industriali e la crescita di imprese realmente competitive a livello globale. Funzionali allo scopo, sono interventi mirati – già in campo o in potenza – come la revisione del disegno di legge sulle PMI, la creazione di un testo unico sulle start up e l’introduzione di misure per contrastare la fuga dei talenti.

Le start up, ha ricordato nel suo intervento Riccardo Piselli, docente Luiss, nascono nella Silicon Valley californiana come imprese ad altissima dotazione tecnologica e un’ambizione di crescita rapidissima. Un modello trapiantato con successo (e ritardo) anche in Italia dove, a differenza degli USA, domina un sistema più orientato alla stabilità e al credito bancario, con attenzione al passaggio generazionale. Nonostante queste differenze strutturali, l’Italia ha cercato di sviluppare una propria cultura del venture capital – cioè fondi di investimento che finanziano imprese innovative ad alto potenziale di crescita, assumendosi un rischio elevato in cambio di una possibile forte redditività futura – e sostenere l’imprenditoria giovanile, ma nonostante le solide competenze industriali e il forte capitale umano, c’è bisogno di un’ulteriore sforzo alla valorizzazione e al trattenimento dei talenti per evitare dispersioni.

Sul venture capital insiste anche Alessandra Bechi, vicedirettrice generale di AFI – Associazione Italiana Private Equity, Venture Capital e Private Debt, sottolineandone il ruolo centrale come linfa finanziaria per la crescita delle imprese innovative. Accanto a questi fondi operano anche i business angels, investitori privati – spesso imprenditori o manager – che forniscono capitale, mentoring e contatti strategici nelle fasi iniziali delle startup. Per Iacopo Losso, Direttore Generale di EBAN – European Business Angels Network, proprio il supporto dei business angels diventa cruciale considerando che solo una start up su 10 sopravvive nei primi anni cinque anni di vita. In Europa, però, ci sono circa 47.600 business angels contro i 400mila degli Stati Uniti; in Italia, poi, il fenomeno è in crescita, ma resta ancora esiguo rispetto ad altri Paesi. Per rafforzare l’ecosistema, Losso indica due leve principali: incentivi fiscali e fondi di coinvestimento pubblico-privato, mentre il 28esimo Regime europeo rappresenta un’opportunità per armonizzare e semplificare le regole.

I dati di AFI illustrati da Bechi mostrano comunque segnali positivi: 1,6 miliardi di euro investiti nell’ultimo anno in oltre 300 operazioni, con una chiara specializzazione settoriale (ICT, energia e ambiente, servizi finanziari e sanità). Il sistema italiano è generativo, ma resta debole nella fase di crescita e trattenimento delle startup. In Francia e Spagna il 70% degli investimenti proviene da capitale privato e il 30% da pubblico; in Italia il rapporto è invertito. L’obiettivo è quindi attirare più capitali privati, coinvolgendo grandi investitori e rendendo più stabili gli incentivi fiscali e le opportunità di investimento, anche tramite fondi pensione e strumenti complementari. Un dato significativo è che il 45% delle start up italiane riceve capitali esteri, a testimonianza della fiducia internazionale, ma con margini di miglioramento sul fronte nazionale. In sintesi, occorre rafforzare il sistema aumentando il capitale disponibile, favorendo l’integrazione tra venture capital e business angels e migliorando la fiscalità e l’educazione finanziaria, così da creare un ecosistema più fluido, competitivo e capace di accompagnare le imprese nella crescita e nell’internazionalizzazione.

Dal punto di vista pubblico, Massimo Calzoni, Responsabile del Sistema Invitalia Startup, ha illustrato il ruolo e i risultati dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa. Invitalia ha finanziato oltre 63.000 imprese, attivando più di 16,7 miliardi di euro di investimenti sull’intero territorio nazionale e contribuendo alla nascita di circa 4.100 nuove realtà imprenditoriali, di cui il 40% guidate da donne. Un dato che conferma non solo la capacità generativa del sistema, ma anche l’attenzione verso l’imprenditoria femminile e giovanile. Particolare rilievo è stato dato alle start up innovative: circa 1.500 sono state sostenute dall’Agenzia, insieme a numerose imprese giovani e a conduzione femminile. Ma il successo di un’impresa, sottolinea Calzone, dipende anche dal valore del team e dal capitale umano, elemento determinante per la crescita e la competitività. In questo senso, guardando alle nuove sfide, bisogna reagire all’impatto dell’intelligenza artificiale e per questo diventa fondamentale investire in formazione digitale diffusa e nel potenziamento della cultura e della gestione dei dati.

Anna Lambiase, Presidente di CDP Venture Capital, ha dimostrato nei numeri come le start up siano motore di innovazione e competitività per l’Italia. CDP Venture Capital, infatti, gestisce circa 4,9 miliardi di euro, con 1.000 società in portafoglio e oltre 14.000 dipendenti, investendo in settori ad alto impatto come Intelligenza Artificiale, Energy Tech, Spacetech e Healthcare & Lifesciences. L’Italia, secondo Paese europeo per economia manifatturiera, conta 14.000 imprese innovative, per lo più start up, che generano 8,8 miliardi di euro e impiegano 60.000 persone. Lambiase ha evidenziato quattro priorità per CDP: riequilibrare domanda e offerta di capitali, attrarre investimenti istituzionali e corporate, internazionalizzare l’ecosistema e sostenere i campioni nazionali dell’innovazione. Lambiase ha ricordato che le start up non inseguono la crescita, la creano. Per questo il Venture Capital rappresenta un lavoro strategico fondamentale per la competitività del Paese, con l’obiettivo di trasformare l’innovazione in crescita concreta. Un vero salto di scala a livello europeo è necessario affinché le startup possano svilupparsi pienamente e contribuire al rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione.

Infine Fausto Bianchi, presidente di Piccola Industria Confindustria e vicepresidente di Confindustria, ha posto al centro del suo intervento la crescita delle piccole e medie imprese e delle startup come leva fondamentale per la competitività dell’Italia. Le piccole aziende rappresentano il 97% del tessuto economico nazionale e costituiscono l’architrave del sistema industriale, ma la loro dimensione ridotta le rende vulnerabili, con un gap di produttività rispetto alle grandi. Per Bianchi, la vera ossessione deve essere far crescere queste imprese: trasformare le start up in PMI, le PMI in medie imprese e le medie in grandi aziende, generando così crescita reale e sostenibile per tutto il Paese. Il Presidente di Piccola Industria ha sottolineato la necessità di creare condizioni stabili e coerenti di politica industriale: piani triennali di sviluppo, incentivi strutturali, accesso al credito consolidato, sostegno al venture capital e infrastrutture solide. Fondamentale è anche il rafforzamento del circolo virtuoso tra startup, PMI e grandi imprese, dove le prime offrono innovazione e competenze tecnologiche, le seconde industrializzano processi e accompagnano le startup nella scalabilità, e le grandi accelerano il mercato complessivo.

Bianchi ha ricordato le iniziative concrete di Confindustria per supportare questo ecosistema: la piattaforma Registry per favorire l’incontro tra PMI e startup, il progetto internazionale The Perfect Pitch per promuovere le startup italiane all’estero, e la collaborazione con APRE per aumentare la partecipazione ai bandi europei e internazionali. L’obiettivo dichiarato è fare di Confindustria l’hub nazionale delle startup, accompagnandole nella gestione della burocrazia, nello sviluppo manageriale e nella comprensione dei mercati. In chiusura, Bianchi ha ribadito che le startup non inseguono la crescita, la creano. Per l’Italia, il compito strategico è costruire un sistema che permetta alle aziende di crescere, innovare e scalare, trasformando il potenziale delle piccole imprese in competitività reale per tutto il Paese.

Elettra Raffaela Melucci

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