• Today is: lunedì, Gennaio 30, 2023

Tar Lecce dispone chiusura ex Ilva Taranto, Benaglia (Fim Cisl): Basta ribaltoni

redazione
Febbraio15/ 2021

Il segretario generale della Fim-Cisl, Robeto Benaglia, ha sottolineato che il sindacato, come sempre, rispetta ogni sentenza della magistratura, “ed in coerenza a ciò, abbiamo preso tempo per analizzare la situazione che la stessa determina”. Ma quanto disposto sabato dal Tar di Lecce circa la chiusura entro 60 giorni della area a caldo della Ex- Ilva di Taranto “costituisce l’ennesimo ribaltone giudiziario, – spiega Benaglia – una minaccia forte alla vita dello stabilimento e al futuro di oltre 20mila famiglie, proprio mentre stiamo discutendo il nuovo piano industriale”.

“La salute dei cittadini, – prosegue il segretario –  di cui siamo altrettanto preoccupati come per l’occupazione dei dipendenti, non si tutela azzerando i problemi. Occorre sapere tutti che chiudere l’area a caldo significa automaticamente chiudere tutte le lavorazioni a freddo, con ripercussioni gravi sugli altri stabilimenti del Gruppo. Taranto ha diritto di vedere continuare le produzioni attraverso una riconversione produttiva decisa e sostenibile contenuta negli investimenti previsti nel nuovo piano industriale, al centro del confronto col sindacato”.

“Fermare l’area a caldo significa: mettere Taranto in ginocchio, e contemporaneamente mettere a rischio il futuro degli altri stabilimenti del Gruppo in Italia; distruggere la capacità di produzione di acciaio italiana proprio nel momento di forte ripresa della domanda; mettere in difficoltà  molte industrie italiane manifatturiere. A chi invoca accordi di programma come la soluzione a cui tendere, ricordiamo che non c’è nessun futuro credibile e certo per il lavoro a Taranto senza la siderurgia”.

“Chiediamo al neo Presidente del Consiglio Draghi, ai ministri Cingolani per la Transizione ecologica e Giorgetti per lo Sviluppo Economico, a cui garantiamo la massima collaborazione, di convocare immediatamente tutte le parti ed assumere subito decisioni e provvedimenti che non mettano in ginocchio il polo siderurgico e che rendano possibile far diventare Taranto il principale produttore di “acciaio verde” in Europa”.

“Il sindacato non assisterà con le mani in mano a questa grave incertezza, per la quale rischiano di pagare il conto i 10.700 dipendenti e le molte migliaia di lavoratori dell’indotto”.

E.G.

redazione