La recessione economica ha colpito duramente in termini di disoccupazione. Personale altamente qualificato, che sino ad un anno fa poteva scegliere tra il migliore offerente, è ora costretto a compilare moduli di richiesta di impiego presso le catene di ristorazione.
Contemporaneamente, data la sfiducia nella durata degli impieghi e il forte taglio ai bonus, sempre più americani rifiutano di lasciare la città in cui vivono per seguire un’opportunità di impiego.
Sul fronte occupazionale, l’ultimo anno ha cambiato drasticamente il volto dell’America. Nel terzo trimestre del 2001 i licenziamenti sono risultati 600.000, il 50% in più di ciascuno dei due precedenti periodi secondo le cifre fornite dalla società di ricollocamento Challenger, Gray and Christmas.
Circa 200.000 mila di questi tagli sono avvenuti all’indomani dell’11 settembre, e probabilmente le conseguenze degli attentati terroristici devono ancora essere scontate appieno.
Già ora comunque, le società Usa hanno messo mano alla scure dei licenziamenti in maniera più pesante che durante la recessione del 1990-91. Il governo Bush sottolinea che il tasso di disoccupazione rimane ancora basso (4,9%), ma il trend in atto sta vedendo i tagli di personale espandersi dai settori hi- tech e manufatturiero a quasi tutto il panorama economico. Nelle scorse settimane McDonald’s, BellSouth, Kinkòs, Fidelity Investments e Pebble Beach si sono mosse in questa direzione, e negli ultimi due giorni è toccato ad Att, Emerson Electric, Lucent, MetLife e Net2000.
Il risultato di questo trend è una forte massa di persone pronte ad accettare lavori normalmente poco appetibili, come quelli del settore ristorazione, pur di superare il momento di difficoltà. Ciò ha permesso ai gestori dei ristoranti di poter dirottare le assunzioni verso persone altamente qualificate, dopo anni di carenza assoluta. ‘Abbiamo il coltello dalla parte del manico – ha dichiarato James Bastidas, manager di un ristorante a Portland, Oregon – Per l’apertura del mio ristorante ho ricevuto 1.700 richieste di impiego, di cui alcune provenienti da laureati e operai appena licenziati. I posti a disposizione erano 165, e la paga oraria compresa tra i 6,50 e i 9 dollari all’ora. La cosa mi ha completamente sconvolto’. La stessa situazione è stata rilevata dalla catena Marie Callender, che neanche un anno fa si vide costretta a trasferire dipendenti da Houston, Texas, alla California del sud per assicurare l’apertura di un ristorante di quell’area, incorrendo in forti spese. Negli ultimi 6 mesi i manager di Marie hanno rilevato un aumento delle richieste di lavoro del 25 per cento.
Contemporaneamente il tasso di abbandono tra il personale, tipicamente molto alto in questo settore, è drasticamente calato.
Il nuovo scenario economico sta avendo un forte impatto anche su un’altra caratteristica tradizionale del mercato del lavoro americano: l’alta disponibilità a trasferirsi in località diverse da quella di residenza per seguire una posizione d’impiego o una promozione. Secondo la società Atlas Van Lines ciò è dovuto ad un cambiamento della fiducia degli americani, unita ad un cambiamento delle politiche societarie. Queste ultime sono sempre meno propense a garantire bonus speciali ai propri dipendenti pur di ottenerne il trasferimento. Sono poche ormai le aziende che provvedono all’abitazione per chi accetta il trasferimento, o anche solo a pagare le commissioni delle società immobiliari a cui questi ultimi si rivolgono. Secondo il sondaggio della Atlas, il 60% delle società Usa ha abbassato o lasciato intatto il proprio budget per i trasferimenti.
Contemporaneamente, metà delle persone a cui è stata chiesta disponibilità ad uno spostamento di sede ha risposto negativamente. Un netto aumento rispetto al tasso di rifiuto del 39% dello scorso anno. I rifiuti spesso sono legati alla sfiducia delle prospettive di lavoro: perchè lasciare la propria casa e la propria città se magari si verrà licenziati tra un anno? Per questa ragione spesso chi accetta il trasferimento preferisce non vendere la propria casa, e affittarne una nella città di destinazione.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu


























