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Home - Approfondimenti - Analisi - Il dialogo sindacale nell’era del digitale

Il dialogo sindacale nell’era del digitale

di Massimo Forbicini
5 Gennaio 2021
in Analisi

Parlare di relazioni industriali nell’era del digitale, sembra quasi una contraddizione, suona, almeno in apparenza, come un impoverimento di quella liturgia che ha sempre caratterizzato le trattative sindacali.

Ma è davvero ciò che sta succedendo?

Dopo tanti anni di relazioni industriali fatte tanto in Confindustria quanto in azienda, ritengo che la digitalizzazione abbia in sostanza trasformato lo stile ed il modo di comunicare tra la parti sociali, continuando a mantenere un principio, a mio avviso, intramontabile: “le relazioni sindacali sono fatte di relazioni umane”.

Infatti, con la progressiva diffusione dei “Social Network”, in modo particolare “Facebook e Twitter”, la comunicazione sindacale è diventata più pervasiva e veloce, assumendo quindi il valore di “patrimonio della rete”, un concetto questo molto rivoluzionario all’interno del mondo delle relazioni sindacali.

L’informazione intesa come la “conoscenza della strategia aziendale” ha rappresentato, da sempre, il fulcro dei rapporti tra azienda e sindacati, spesso gestita all’interno di confronti riservati che via via si aprivano verso i lavoratori per renderli man mano consapevoli delle diverse implicazioni.

La gestione dell’informazione ha quindi rappresentato per tanti anni, uno dei punti più delicati nel dibattito azienda-sindacati, pensiamo ad esempio alle importanti conquiste sindacali sull’utilizzo delle bacheche elettroniche o addirittura le mail aziendali, strumenti volti essenzialmente a diffondere la conoscenza verso i lavoratori, iniziando quindi a mettere sullo stesso piano le informazioni aziendali e quelle sindacali.

Dalla fine degli anni Novanta fino a qualche anno fa, abbiamo assistito ad un lungo confronto tra aziende e sindacati su questo tema, spesso sfociato in vere e proprie battaglie legali animate principalmente da quello che possiamo definire oggi un feticcio: chi comunicava per primo!

Personalmente mi sono sempre scontrato in azienda con chi pensava che i lavoratori dovessero ricevere le informazioni prioritariamente dall’azienda come se ciò servisse a rinforzare l’”engagement”, i fatti poi mi hanno sempre dimostrato che i legami si rinforzano con i comportamenti lineari e coerenti siano questi introdotti dall’azienda o dal sindacato.

Ciò detto l’avvento della comunicazione digitale ha progressivamente trasformato i paradigmi di comunicazione andando anche a contaminare la cosiddetta comunicazione sindacale o per meglio dire il dialogo tra le parti: azienda e sindacati.

I primi segnali di questa trasformazione si sono registrati proprio attraverso Facebook, infatti abbiamo iniziato a vedere come sulle pagine dei Social Network si avviassero veri e propri dibattiti sindacali tra le stesse RSU e i lavoratori, dibattendo liberamente dei vari problemi aziendali con un linguaggio diretto, non condizionato dalle regole delle bacheche elettroniche; questi confronti diventarono sempre di più osservatori reali di clima all’interno delle diverse organizzazioni aziendali o sindacali.

Questa comunicazione ha prodotto inevitabilmente diverse conseguenze, prima fra tutte l’opinione che le persone si creavano verso l’azienda, verso la gestione delle risorse umane, verso le organizzazioni sindacali e infine verso la gestione del business. Tali aspetti assumevano poi un valore molto più rilevante quando il business in questione riguardava ad esempio un’attività di servizio.

Sotto questo aspetto la digitalizzazione ha spinto aziende e sindacati ad uscire dai vecchi schemi della tattica negoziale, per indirizzarsi sempre di più verso la sintesi ed il contenuto.

Così facendo la comunicazione interna ed esterna all’azienda finiva per avere lo stesso contenuto, argomentata magari da punti di osservazione diversi, ma sostanzialmente più lineare e meno strumentalizzabile. Sicuramente, sono consapevole, che tanti abbiamo ancora un parere differente o addirittura pensino di restare ancorati alle vecchie logiche comunicative, tuttavia ciò che ho sperimentato nella mia esperienza professionale è stato che la trasparenza nell’affrontare i problemi con le organizzazioni sindacali ha sempre portato le parti sociali a parlare ai lavoratori in modo non contraddittorio seppur con stili e punti di vista naturalmente diversi.

È importante oggi, costruire un dialogo sindacale lineare, fattuale e semplice. Questi tre concetti sono importanti per poter indirizzare i numerosi dibattiti che si scatenano sul “web”, tanto più il modo di ragionare è ancorato ai reali bisogni di aziende e lavoratori tanto più il dibattito che si svilupperà sui “Social” sarà sostenibile dalle parti e limiterà gli eventuali danni reputazionali che talvolta ricadono sugli attori principali: azienda e sindacati. Cerchiamo di capire perché.

Lo sviluppo dei canali digitali per la comunicazione hanno ampiamente stimolato le opinioni e i dibattiti tra le persone, persone che sono a loro volta lavoratori, clienti, consumatori, sindacalisti, datori di lavoro etc., quindi nel loro modo di interagire quando sono al di fuori del cosiddetto ambiente di lavoro tendono ad essere molto più liberi, per certi aspetti forse più autentici, ecco perché il principio della “linearità tra enunciazioni e comportamenti” è fondamentale per sostenere il valore “etico delle organizzazioni coinvolte (aziende e sindacati)”.

La digitalizzazione ha inoltre trasformato, grazie anche all’emergenza sanitaria tutt’ora in corso, il modello della trattativa, da fisica a remoto. Durante tutto il 2020 abbiamo assistito a numerosi accordi sottoscritti in via digitale attraverso trattative fatte sulle piattaforme di comunicazione come “Zoom, Meet, Skype etc., connettendo l’azienda con le proprie RSU e con le OOSS confrontandosi con una modalità sicuramente inusuale e per certi aspetti scomoda pensando alle cosiddette “abitudini sindacali delle trattative in presenza”, ma, ciò nonostante, efficace.

Si è riusciti ad affrontare problemi di organizzazione del lavoro, ristrutturazioni, contratti collettivi nazionali, impiegando meno tempo, discutendo nel merito dei problemi adottando un linguaggio più semplice, gestendo le interazioni in modo più ordinato e collaborativo. Infatti, l’eco che questi accordi hanno avuto sul web ha rispecchiato il clima delle trattative, un segnale, a mio modesto avviso molto importante.

In sintesi, con l’avvento del digitale si andrà via via spegnendo quel modello di dialogo sindacale costruito per fare del mero sensazionalismo, per finire a tutti i costi sui giornali per fare notizia o per premiare l’egocentrismo di qualcuno; l’anno 2020 che ci lasciamo alle spalle, ci ha insegnato che aziende e sindacati sono in gran parte pronti per un vero cambio di paradigma che potrà assumere sempre più valore grazie alla digitalizzazione ed ai suoi canali.

 

Massimo Forbicini

Massimo Forbicini

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