A dicembre 2025 i nuclei beneficiari di assegno di inclusione (Adi) sono stati quasi 647mila, con un importo medio erogato di 685 euro. Nell’anno le famiglie che hanno avuto almeno un pagamento Adi sono state 833mila. E’ quanto rileva l’osservatorio dell’Inps sull’assegno di inclusione. Da gennaio 2024 a dicembre 2025 i nuclei beneficiari di Adi sono stati 935.675 per un totale di 2.231.629 persone coinvolte.
Tra i nuclei in pagamento a dicembre, in 238mila sono presenti minori; in 258mila sono presenti disabili; in 338mila sono presenti persone di almeno 60 anni; in 12mila ci sono persone in condizioni di svantaggio; 234mila sono i nuclei con carichi di cura.
In particolare, l’osservatorio dell’Inps evidenzia che l’andamento mensile dell’importo medio riflette anche l’erogazione di eventuali arretrati (in particolare ad aprile 2025, pari a mille euro) legati alle novità normative e il riconoscimento del contributo straordinario nel mese di agosto (pari a 925 euro). Il fenomeno risulta particolarmente evidente per la generazione entrata nella misura a gennaio 2024, per la quale il mese di sospensione si è verificato nel mese di luglio 2025.
Per quanto riguarda il supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), dall’avvio della prestazione (settembre 2023) a dicembre 2025 sono 228mila le persone che hanno percepito almeno un pagamento, con una prevalenza di beneficiari nelle regioni del Sud e nelle Isole pari a quasi l’80% del totale. La legge di bilancio 2025 prevede dal 1 gennaio 2025 l’incremento della prestazione da 350 a 500 euro mensili.
E’ inoltre introdotta la possibilità di prorogare la misura alla scadenza dei 12 mesi, qualora il beneficiario stia ancora partecipando a un corso di formazione, per un massimo di ulteriori 12 mesi. Come per l’assegno di inclusione, la legge di bilancio 2025 ha stabilito soglie Isee più elevate per l’accesso. A dicembre 2025 i beneficiari in pagamento sono 84.815. L’Inps segnala un incremento della presenza delle donne (63%) e un trend positivo dei beneficiari nelle classi di età più giovani, a fronte di una continua diminuzione in quelle più anziane.

























