Francia, Regno Unito, Belgio, Canada, Australia, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Malta, ma anche Lichtenstein e Nuova Zelanda. La lista dei Paesi che hanno formalizzato – o stanno per farlo – il riconoscimento dello Stato di Palestina durante l’Assemblea Generale a New York si allunga e i “no” di Stati Uniti, Germania e Italia fanno ancora più rumore. Per questi ultimi, la precondizione alla soluzione “due popoli, due stati” è innanzitutto la via diplomatica che porti alla creazione di uno stato, quello palestinese, di fatto inesistente. E gli Stati Uniti hanno addirittura utilizzato il loro veto al Consiglio di Sicurezza sull’adesione piena della Palestina all’ONU. Di fatto, quindi, sono 157 paesi su 193 che riconoscono la Palestina e il suo popolo come entità geografica e politica.
“È arrivato il momento di liberare i 48 ostaggi detenuti da Hamas. È arrivato il momento di mettere fine alla guerra, ai bombardamenti a Gaza, ai massacri e alla popolazione in fuga. È arrivato il momento della pace perché siamo a un passo dal non poterla più avere”, tuona lo il presidente francese, Emmanuel Macron, aprendo la Conferenza per la risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati. “È per questo che ci incontriamo oggi. Non possiamo più aspettare”, ha aggiunto. E a chi interpreta il riconoscimento dello Stato di Palestina come un regalo ad Hamas, Macron replica che ciò “non toglie nulla ai diritti del popolo israeliano, che la Francia ha sostenuto fin dal primo giorno”. Per il presidente francese, “questo riconoscimento è l’unica soluzione che porterà la pace a Israele”.
Tuttavia, l’accusa alle azioni del governo israeliano restano pesanti: “In questo momento, Israele sta ulteriormente espandendo le sue operazioni a Gaza, ma le vite di centinaia di migliaia di persone vengono sfollate e continuano a essere distrutte. Nulla giustifica più la guerra a Gaza”, perché “tutte le vite devono essere salvate”. “Dal 7 ottobre, ha prevalso la negazione della vita dell’altro. Eppure una vita vale una vita”, ha aggiunto prima di citare i suoi incontri con le vittime israeliane e palestinesi. “Dobbiamo proteggere entrambi. Esiste una soluzione per interrompere il ciclo di guerra e distruzione”, ha aggiunto, chiedendo “il riconoscimento dell’umanità dell’altro. Israeliani e palestinesi vivono in una doppia solitudine. È giunto il momento, perché il peggio potrebbe ancora arrivare. Che si tratti dell’annessione della Cisgiordania o dello sfollamento dei palestinesi in Egitto. Dobbiamo oggi, proprio qui, aprire questa strada alla pace. Allo stato attuale delle cose, è (possibile) che gli Accordi di Abramo vengano messi in discussione dalle (azioni militari) di Israele”.
La Francia, inoltre, potrà “decidere di aprire un’ambasciata nello Stato di Palestina, una volta che tutti gli ostaggi detenuti a Gaza saranno stati rilasciati e ci sarà un cessate il fuoco”, ed è pronta a anche contribuire a una missione internazionale di stabilizzazione” nella Striscia di Gaza una volta cessato il conflitto e a sostenere, con i suoi partner europei, l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze di sicurezza palestinesi.
L’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) ha accolto con favore l’annuncio del presidente francese, definendolo una decisione “storica e coraggiosa, in conformità con il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite, a sostegno degli sforzi per raggiungere la pace e attuare la soluzione dei due Stati”. Il ministero ha inoltre elogiato “il ruolo pionieristico svolto dalla Francia e dal presidente Macron nell’incoraggiare molti Stati” a procedere con lo stesso riconoscimento.
In linea il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, che ha lanciato un appello a riconoscere lo Stato palestinese, prendendo la parola all’Onu dopo l’annuncio di Macron. “Invitiamo tutti gli altri Paesi a compiere un simile passo storico, che avrà un grande impatto nel sostenere gli sforzi verso l’attuazione della soluzione dei due Stati”, ha detto il ministro, ribadendo che la soluzione dei due Stati è “l’unico modo per arrivare a una pace giusta e duratura”.
Ma per il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, intervistato dal Corriere della sera, riconoscere lo Stato di Palestina “era una decisione totalmente sbagliata e adesso, dopo il 7 ottobre, mentre noi combattiamo una guerra esistenziale, risulta moralmente aberrante e politicamente folle. Si deve essere ciechi per non rendersi conto che così si crea lo Stato di Hamas. E non permetteremo che succeda”.
“Netanyahu – prosegue l’esponente del Likud – ha deciso che discuteremo la reazione al riconoscimento dello Stato di Palestina solo dopo il suo rientro dalla visita a Washington. Ci sono opzioni diverse. E comunque non c’è l’intenzione di discutere l’annessione dei territori dell’Autorità palestinese perché noi non vogliamo controllare i palestinesi. Ciò che può essere discusso, ma non è ancora deciso, è implementare la legge israeliana sulle comunità israeliane che si trovano lì e non sono sotto l’autorità palestinese”, conclude il ministro degli Esteri israeliano.
























